fotogiornalismo

Fotogiornalismo, archivi fotografici e Public History

Archivi di fotogiornalismo: un patrimonio poco sfruttato, perchè?

Durante il secondo giorno di convegno, Guido Gambetta coordina e introduce il Panel “Fotogiornalismo, archivi fotografici e Public History”, incontro che pone l’attenzione sulle potenzialità degli archivi storici, fotografici e iconografici nello studio della materia in esame. Monica Barbora, insegnante, mette l’accento sullo scopo degli archivi e sulla loro funzione in relazione allo studio della storia e allo sviluppo della Public History.

Da archivista, ho la sensazione che gli storici non entrino in archivio. E la stessa cosa vale per i laureandi in storia – afferma la Di Barbora – quindi mi chiedo: a cosa serve realmente la Public History e a chi serve? Perché se gli storici non partecipano all’analisi e al recupero delle fonti iconografiche degli arc_DSC3906hivi, chi lo fa? Credo che nel tempo lo scopriremo meglio, perché è una disciplina in crescita, in maturazione, e matureranno anche nuove figure in grado di occuparsi degli archivi”.

E gli archivi del fotogiornalismo invece, che cosa sono?

A questi immensi archivi appartengono tutte le foto degli archivi dei giornali, delle testate, ma anche gli archivi personali dei fotografi e fotogiornalisti che hanno lavorato da free lance o per i giornali stessi. I giornali infatti, rimangono di importanza vitale per la materia, perché producono documenti e raccontano la storia anche dopo tanto tempo, con gli anniversari degli eventi, per esempio. Ed è per questo che si dice che gli archivi delle testate giornalistiche sono correnti, quindi sempre attuali.

Glenda Furini, curatrice dell’archivio fotografico del fotogiornalista Rodrigo Pais, conferma la grande rilevanza degli archi archivi privati dei _DSC3852fotografi. “Questo archivio è talmente ampio ed eterogeneo che Pais stesso ha voluto tramandarlo nella maniera più fruibile possibile, accompagnando la raccolta fotografica con 16 registri ricchi di annotazioni cronologiche, così da ricostruire l’intero lavoro giornaliero del fotogiornalista, ora dopo ora. Inoltre è presente uno schedario in ordine alfabetico” spiega la Furini.

Questo è utile perché spesso le fotografie ricevono tagli ad hoc sulle pagine dei giornali, per enfatizzarne o sminuirne la portata al fine del racconto. È così, grazie agli originali, che si scoprono le foto reali nel momento dello scatto. “Un lavoro di questo tipo – spiega Giovanni Fiorentino, Università della Tuscia – lo si ritrova osservando le pagine de Il Mattino illustrato, giornale che mediante un lavoro collettivo mette al centro l’immagine. E tramite l’immagine si ricostruisce non solo il significato ma anche il significante”.

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