public history e università

L’insegnamento della Public History nelle Università italiane

Una disciplina da formalizzare

Si è parlato della Public History come una disciplina fantasma, anche se in realtà ci sarebbero molte pratiche per collegare la Public History a un contesto universitario. Qualcosa viene a mancare e bisogna scoprire cosa. Paolo Bertella Farnetti (Università di Modena e Reggio Emilia) spiega come insegnare Public History in Italia e come affrontare una disciplina che manca di una formalizzazione. A questo proposito, l’idea di un Master in Public History come nuova frontiera di conoscenza e di opportunità di lavoro, dove è importante la visione che si ha della figura e dei campi d’azione dello Storico.

La Public History, infatti, pone lo Storico al centro, e questa dovrebbe spingere tutti a confrontarsi con il passato, poiché indispensabile per cogliere il senso della propria identità pubblica. Si sottolinea il ruolo del Public Historian, che ha il dovere di scindere l’uso pubblico della storia dallo sfruttamento a cui viene spesso e volentieri sottoposta. La si può intendere in due differenti modi, quello che più si avvicina all’origine Statunitense, ovvero di un approccio agli eventi storici di cui il pubblico è parte integrante, con uno scopo principale a capo: porre gli storici fuori dall’accademia. L’alternativa è partire dal sintagma della parola, considerandola un contenitore ad uso pubblico per la divulgazione.19022613_790902771074353_1293939059_o

Nel territorio Italiano, ma genericamente in Europa, si tende a far sparire il significato cognitivo della “storia“. Rilevante l’intervento di Alfonso Botti (Università di Modena e Reggio Emilia) sull’uso pubblico della storia e la storia degli altri, comunità attiva inclusa. “La cosa fondamentale da tenere presente è non confondere la storia con il passato. Il passato non è storia, il filo conduttore è la storiografia, un concetto da rivisitare, scegliendo ciò che è importante rispetto a secondi accessori”.

Marcello Ravveduto (Università di Salerno) ha assoldato la sua “google generation” di studenti per uno stimolante lavoro di gruppo, quello di definire un’auto-percezione della loro conoscenza storica, perché “questi ragazzi capiscano che il Public Historian è lo storico del futuro e deve avere conoscenza e linguaggio comunicativo dei social media colmando il significato vero e utile della storia”.

Conclude Enrica Salvadori (Università di Pisa) evidenziando qual è la formazione di questa figura all’interno del corso di Laurea Magistrale in Digital Public History. “Un Public Historian deve essere anche un Digital Public Historian approcciando in modo diacronico alla disciplina, risolvendo i problemi che riguardano il rifiuto totale della storia fra i giovani che, al contrario, si concentrano solo sulla ricostruzione del passato“,

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