castello-eurialo

Castello con vista… sul petrolchimico.

Sequestrati tre degli impianti del polo petrolchimico sulle coste di Siracusa, strutture che deturpano il contesto paesaggistico del Castello Eurialo, preziosissimo monumento del V sec. a. C.

I visitatori che affollano il parco archeologico dell’antica neapolis di Siracusa, la ‘città nuova’ fiorita tra il V e il IV secolo a.C. dai primi insediamenti di Ortigia, non sempre sanno -anche perché nessuna indicazione trovano al riguardo- che poco lontano da quei resti archeologici sorge un’antica fortezza fatta edificare da Dionisio I, il famoso ‘tiranno’ o sovrano della città, tra il 402-397 a.C.; la fortezza subì successivamente diverse modifiche via via che si perfezionavano le tecniche militari di assedio e di difesa. Restò attivo per diversi secoli, dopo la conquista romana e ancora in età bizantina, fino a proteggere i reperti del museo archeologico di Siracusa dai bombardamenti del 1941.

CASTELLO-EURIALO (1)

I visitatori che sono in qualche modo informati dell’esistenza di questa testimonianza unica delle strutture di difesa militare del mondo antico, se non dotati di mezzi propri o di particolari doti di camminatori possono percorrere la distanza di poco più di 7 chilometri, attraverso un lungo e tortuoso percorso lungo la costa siracusana, percorribile solo attraverso bus di linea (Linee 25,26,11 che passano ogni tre ore e impiegano circa un ora per arrivare al Castello, sul sito dei trasporti del comune di Siracusa vi è precisato che le linee possono subire variazioni di orario).

sir

Giunti finalmente a destinazione trovano sia le vestigia di un monumento maestoso sia i segni di un degrado purtroppo consueto nel patrimonio culturale e paesaggistico italiano. L’area del Castello di Eurialo versa oggi in condizioni di forte precarietà: oltre che difficile da raggiungere non è fornito di strutture adeguate per l’accoglienza e la permanenza, anche rapida, dei visitatori. Spesso si lamenta la presenza eccessiva di esercizi commerciali in luoghi di attrazione monumentale ma al Castello Eurialo non c’è nemmeno una macchinetta con la distribuzione di bottiglie d’acqua, che potrebbe giovare ai pochi visitatori che infine vi giungono (si tratta di una media di 15-20 visitatori giornalieri).

Tutto il percorso è reso disagevole dalle sterpaglie che invadono i sentieri, ostruendo il cammino dei visitatori, rendendo impossibile una vista chiara delle strutture e inoltre danneggiano fisicamente le costruzioni. Erbacce e piante rampicanti imbrigliano le mura e le strutture architettoniche, causando la corrosione delle malte delle mura, dei tunnel e degli accidentati passaggi: tutta la fortezza è articolata in tunnel semi-sotterranei, passaggi, cunicoli, torri, e mantiene in gran parte ben visibile la struttura perimetrale. Gli steccati di protezione dei sentieri sono per la quasi totalità spezzati o mancano di alcune parti, costituendo oltre che degrado un pericolo per chi si reca nel sito.

 

Ma il dato più eclatante è costituito dal panorama; lungo tutto il percorso della fortezza il visitatore può ammirare, oltre alla splendida riviera siracusana, un vero e proprio mostro ambientale costituito dagli stabilimenti del famigerato Polo Petrolchimico di Siracusa. Il Polo petrolchimico siracusano comprende la vasta area costiera industrializzata della Sicilia orientale compresa nel territorio comunale di Augusta, Priolo Gargallo, Melilli e Siracusa. Le attività principali sono la raffinazione del petrolio, la trasformazione dei suoi derivati e la produzione energetica. Nato nel 1949 e ingranditosi via via negli anni seguenti, subì una notevole riduzione delle attività industriali dagli anni ’80 determinando seri problemi di riconversione e di mancata bonifica del territorio. Man mano, negli anni più recenti, visti i danni alla salute di operai e popolazione locale e all’ambiente sono aumentate critiche e denunce della cittadinanza e associazioni ambientaliste verso il polo industriale.IMG_0875

Dopo lunghe e difficili indagini, partite grazie agli esposti di cittadini e di associazioni ambientaliste, sono stati sequestrati tre degli impianti del polo petrolchimico di Siracusa (gli stabilimenti Esso, Isab Nord e Isab Sud).

Dalle indagini emerge che gli essi hanno portato ad un “significativo contributo al peggioramento della qualità dell’aria dovuto alle emissioni degli impianti”.

Il Gip ha disposto una drastica riduzione delle emissioni “con la copertura delle vasche costituenti l’impianto di trattamento acque”. Le società implicate, ovviamente, hanno replicato di avere sempre “operato nel rispetto della normativa vigente e delle autorizzazioni rilasciate”, e affermano di essere pronte a “collaborare con le autorità competenti per chiarire la propria posizione”.

(Da La Repubblica Palermo)

 

Eppure l’area è una delle più inquinate d’Italia, segnalata, però, solo dal 1990 come area ad alto rischio ambientale, con la presenza di patologie accertate dall’Istituto Superiore di Sanità in aumento esponenziale. Risultano, inoltre, svariate nascite di bambini con gravi malformazioni già dal 1980 toccando un picco di crescite nel 1980 del 29,9%. Emerge inoltre la presenza di sostanze inquinanti oltre che nell’atmosfera, nel mare e nel sottosuolo, risultano infatti inquinate le falde acquifere circostanti, esse hanno subito una progressiva riduzione dovuta all’ininterrotto pompaggio per il raffreddamento degli impianti. Auguriamoci che le istituzioni preposte facciano luce su tutto questo. Come studente di Beni Culturali vorrei però affrontare un altro e altrettanto decisivo argomento. Questi impianti, infatti, non costituiscono esclusivamente un inquinamento dell’aria e dell’acqua ma anche visivo, fattore da non sottovalutare, essi si sviluppano su una vasta area costiera della Sicilia orientale, sono visibili da tutto il territorio circostante e costituiscono un vero e proprio mostro cementizio, fatto di strutture in cemento armato, alti camini e vasche. Certo, una scelta piuttosto infelice impiantare un polo petrolchimico in un’area costiera tra le più belle della Sicilia, di enorme impatto ambientale e culturale con le sue svariate testimonianze archeologiche di altissimo valore, inglobate e inghiottite dalle strutture industriali. E tutto ciò che si trova nell’area circostante, se non è stato inglobato o distrutto, è sicuramente disturbato dalla vista di un’enorme complesso dal brutale aspetto, che spezza l’armonia tra natura e storia. L’impianto non ha causato danni solo dove è stato edificato ma anche nelle frazioni delle città di Siracusa ed Augusta in cui la costruzione di alloggi per i lavoratori e le famiglie che il polo petrolchimico ha attirato nella zona, hanno dato il via alla speculazione edilizia, alla costruzione disordinata e selvaggia di abitazioni di bassa qualità, spesso a ridosso dell’impianto esponendo maggiormente una grande fetta di popolazione alle sostanze inquinanti derivanti dall’industria.

sir2La maggiore preoccupazione della popolazione è il rischio di perdere l’occupazione nel caso in cui gli impianti continuassero a non risultare idonei. Esistono, però, delle alternative reali, se si pensa proprio al Castello di Eurialo e alla completa mancanza di strutture di comunicazione che possano non solo attrarre ma anche informare i turisti e i visitatori. Non mi riferisco a stupefacenti ricostruzioni tridimensionali, filmati, realtà aumentata, etc. (tutte possibilità concrete e a basso costo, d’altra parte) ma alla totale mancanza di elementi più semplici e ancora ottocenteschi come tecnologia: non vi sono indicazioni con un percorso da seguire, mancano pannelli di spiegazione delle varie parti. Un visitatore che non conosca autonomamente la storia di Siracusa o la storia specifica della fortezza non potrebbe trovare risposte alle sue domande, e non potrebbe capire l’importanza di questo sito, ed è proprio questo uno dei maggiori problemi: far sì che anche chi non è esperto, o cultore della storia e dell’archeologia possa rendersi conto dell’importanza e delle potenzialità di un sito come il Castello di Eurialo. È necessario imparare ad interessarsi ed amare un pezzo di storia reale e materiale, e indignarsi della sua condizione di cadavere abbandonato al suo destino.

Questa situazione non è unica né nel territorio circostante,  tantomeno in Italia in generale, rispecchia il disinteresse da parte delle istituzioni di occuparsi di quello che non possa portare speculazioni e introiti, è un problema oltre che istituzionale soprattutto culturale, finché i cittadini di un determinato territorio non riconosceranno come pezzo della loro storia, pezzo del loro essere la cultura e il passato, non potranno sentire come proprio quel patrimonio e rimarrà indifeso.

La riqualificazione di quest’area potrebbe dare lavoro a un vasto numero di persone dalle più semplici funzioni di giardinaggio e di pulitura dell’area, ai servizi di trasporto, ad un servizio bar e di ristorazione, all’ impiego di archeologi, storici, antropologi e tutti quei professionisti che potrebbero iniziare un’intensa attività di studio e ricerca, di scavo, di ricostruzioni virtuali, e tutte quelle attività necessarie a ridare vita e dignità alla testimonianza materiale di un pezzo importantissimo di storia. Gli investimenti sulla cultura potrebbero così impiegare molte persone in un settore che non andrebbe ad IMG_0871inquinare l’ambiente e non metterebbe a rischio la salute dei lavoratori e della popolazione circostante. Inoltre lo studio e la musealizzazione dell’area in situ porterebbe un numero molto maggiore di visitatori, dagli esperti e interessati alla materia ai curiosi, darebbe così la dignità che spetta a quest’area ricca di cultura e bellezza.

 

Condividi
  •  
  •  

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *