L’intervento degli antropologi ha permesso il recupero di circa 281 corpi deposti tra adulti, anziani, infanti e settimini, i cui resti sono stati esaminati sotto diversi aspetti.

Le operazioni di studio non invasive, alle quali sono stati sottoposti i corpi recuperati, sono prelievi entomologici e archeobotanici, microispirazione per liberare i resti umani da materiali alloctoni derivanti dallo scavo, prelievi di campioni ossei finalizzati alla estrazione del DNA antico, studio della paleonutrizione e esami radiodiagnostici, quali la TAC.

Si è cercato, infatti, di ricostruire le caratteristiche fisiche di ciascun individuo, come la statura o la robustezza; allo studio delle ossa, si è affiancato quello dei denti, gli elementi più resistenti del corpo umano e, quindi, meglio conservati.

Le malattie lasciano segni evidenti e riconoscibili sullo scheletro, per cui l’indagine paleopatologica ha portato ad individuare traumi, malattie e stress funzionali (dovuti generalmente al lavoro), così da ricostruire lo stile di vita della popolazione della piccola comunità montana, dal XVI al XVIII secolo.

Lo studio dei caratteri ereditari ha invece permesso l’attestazione di eventuali legami di parentela tra gli individui.

US 23 SAC 60 IND 50 US 23 SAC 89 IND 55 US 23 SAC 20 IND 12 US 23 SAC 90 IND 56
Individuo 50, donna di giovane età, 20 anni circa. Individuo 55, uomo di età matura, anni 50 circa. Individuo 12, donna di giovane età. Individuo 56, uomo adulto, maggiore di 50 anni.