IL ’68 NELLA MUSICA

La canzone italiana scopre la voglia di combattere transitando dal Festival di Sanremo alle piazze. Il suo è un cammino non facile, inizia dall’impegno di Fabrizio De Andrè e di Francesco Guccini per proseguire col furore militante di cantautori come Paolo Pietrangeli, che si riappropriano della tradizione folk per dare voce agli studenti e agli operai. In America e in Inghilterra il rock cerca invece di mutare pelle attraverso il timido approccio politico dei Beatles, la violenza blues dei Rolling Stones, l’imprevedibile religiosità di Bob Dylan, il ribellismo autolesionista di Jim Morrison e di Jimi Hendrix, la rabbia freak di Frank Zappa. Ci volle infatti il Sessantotto della musica ribelle per mandare all’aria convinzioni puramente pacifiste.

I testi delle canzoni di Bob Dylan in particolare entrano nella profondità dei cuori dei giovani ascoltatori perché si sintonizzano sulle tematiche care alla generazione che si preparava a fare il ’68. Poco amore e romanticismo, ma tanta amarezza e attenzione ai problemi sociali più scottanti. Viene presto ingaggiato per aprire un concerto del bluesman John Lee Hooker al Gerde’s Folk City e la sua performance viene entusiasticamente recensita sulle pagine del New York Times. In breve si accendono i riflettori su di lui e ottiene il contratto discografico con il boss della Columbia John Hammond.