DOCUMENTI ORIGINALI – ’69

APPELLO GENERALE AGLI STUDENTI DI RAVENNA

ASSEMBLEA OCCUPANTE 1969

BOLLETTINO DI INFORMAZIONE

CIRCOLARE MINISTERIALE N22

CONTRO LA SCUOLA DI CLASSE

I VERI I SOLI ASSASSINI SONO I PADRONI

IL MOVIMENTO STUDENTESCO È IN CRISI DICEMBRE

INVITO A RIFLETTERE

LA SCUOLA AFFONDA

LA SEZIONE B È SENZA PROFESSORE

LICEO SCIENTIFICO IN SCIOPERO

MOVIMENTO STUDENTESCO

NOVEMBRE

PCI

RAVENNA 28/01/1969

RAVENNA 20/11/1969

SCIOPERO DI PROTESTA

SERRATA

SÌ ALLA GIUSTIZIA SOCIALE NO ALLO SCIOPERO GENERALE

STUDENTI!

TUTTO VA BENE

UNIAMOCI CONTRO LA REPRESSIONE

UNIONE CATTOLICA ITALIANA INSEGNANTI MEDI

UNITI SOTTO LA DIREZIONE DEL PARTITO DELLA CLASSE OPERAIA

VIVERE STA DIVENTANDO UN LUSSO

INTERVISTE

Cosa ha visto delle proteste studentesche degli anni ’70? In cosa consistevano, quale è stato il suo ruolo?

Le proteste studentesche del ’68 hanno l’apice negli anni ’70. La contestazione era probabilmente la ricerca di un equilibrio nel mondo della scuola tra insegnanti e studenti. Il divario era enorme: da quelle lotte sono scaturiti quelli che sono oggi i decreti delegati, i consigli di classe, dove la rappresentanza degli studenti e degli insegnanti permette una migliore gestione della scuola. Quelli che allora erano studenti all’epoca non sono stati altrettanto bravi nel dare un contributo alla gestione scolastica dei figli. Ho partecipato con grande impegno e responsabilità ma non ero a capo di nulla.

Per cosa si protestava? Quali erano gli obiettivi primari?

Si protestava per la diseguaglianza sociale: il salario era spaventosamente sbilanciato tra le classi sociali. Quelle che sono le forme di assistenza primaria, sanitaria, la giustizia. Ricordiamoci che la scuola ha vissuto tre fenomeni importanti di massa: negli anni ‘60 la scuola elementare di massa per combattere l’alfabetismo, negli anni ’70 la resa obbligatoria della scuola media e poi l’università di massa, che è più recente. Oggi è difficile che non si prosegua all’università, ma prima i problemi di tipo economico
impedivano ai figli di operai di accedere alle università. A quattordici anni si sceglieva se continuare a studiare o iniziare a lavorare, ma era chiaro che non si aveva davvero scelta.

Sono stati conseguiti i risultati che ci si aspettava?

L’intreccio delle lotte studentesche e delle lotte operaie dell’epoca ha portato a un maggior bilanciamento dell’equità sociale. Oggi non ci si rende conto di questo, di essere tutelati sul lavoro dall’abolizione dell’articolo 18. Tutto questo ha portato inevitabilmente a un miglioramento.

Qual è per lei il significato della Scuola?

La Scuola ha il grande compito della formazione del futuro cittadino di domani, nel rispetto della legalità, e le generazioni di oggi sono chiamate ora più che mai a recuperare un certo tipo di correttezza che ormai è radicata nel tempo che passa dagli anni ’60 con la raccomandazione clientelare, che oggi si concretizza con le tangenti. Ricreare quindi il rispetto del compito individuale dell’uomo.

Qual è stata la sua partecipazione nelle proteste del ’68?

Nel ’68 avevo solo 13 anni, ma ero in prima superiore, ed è stato l’anno in cui ho partecipato a tutte le manifestazioni. Essenzialmente funzionava così: quelli più grandi venivano nella nostra classe a urlare -fuori!-, noi eravamo i più piccoli e dovevamo cercare di convincere gli altri a uscire. Una volta fatto uscivamo e quello che più chiedevamo era il diritto di fare le assemblee, di poter parlare. Ci trovavamo in
palestra e cercavamo di fare assemblea per presentare ciò che volevamo: c’è da tener presente che all’epoca gli studenti non potevano parlare, nemmeno sapere i voti. È stato allora che sono nati i decreti delegati.
Nei primi due anni di liceo ero praticamente un bambino, poi sono diventato uno dei quattro leader della scuola.

Per cosa si protestava?

Le occasioni per protestare erano tante: il punto di partenza erano i diritti degli studenti, poi si passava alla guerra del Vietnam, all’invasione della Ceco-Slovacchia, la Guerra Fredda, i diritti delle donne. Le ragazze si battevano tantissimo per il fatto che non avevano pressoché alcun diritto. Non so da dove venisse la spinta per protestare, ma tutti leggevamo il Libretto Rosso di Mao, Che Guevara, Marx.

Le forze dell’ordine intervenivano in modo particolarmente violento?

A Ravenna era semplice, non c’erano repressioni violente, ma a Bologna è stato abbastanza pesante. Nel 1977, con la morte di Francesco Russo il 12 marzo, ho smesso di partecipare. Non riuscivo a partecipare a una manifestazione sanguinosa in cui le persone sparavano davvero.

Quali sono stati i diritti richiesti ottenuti? E quali quelli non ottenuti?

I diritti di base sono stati ottenuti, come ad esempio il poter convocare un’assemblea. Ma i diritti fondamentali no. Chi aveva frequentato il liceo classico poteva scegliere qualsiasi università, chi frequentava il liceo scientifico non poteva scegliere facoltà umanistiche e chi aveva frequentato un istituto tecnico non poteva andare da nessuna parte. Per questo si chiedeva che l’università fosse accessibile a tutti. E quello è stato fatto. Quello che non è cambiato è l’Italia. I diritti sono stati ottenuti dopo troppo
tempo. Nel ’69, con la strage di Piazza Fontana si è fermato tutto, la possibilità di avere un dialogo si era completamente estinta. Nel momento in cui senti gli spari non ce la fai più, o per lo meno per molte persone è stato così.

Com’era la posizione degli insegnanti?

Gli insegnanti del liceo erano quasi tutti contrari, ma quelli universitari erano spesso e volentieri favorevoli. Mi ricordo che in un sit-in nell’elettorato c’erano dei professori seduti con noi. C’erano diversi insegnanti con cui poter dialogare. Al liceo avevano paura sia gli studenti dei professori che i professori degli studenti, perché ovviamente comportava una perdita di potere.

IL ’68 NEL CINEMA

Il cinema italiano degli anni ’60 e ’70 è il risultato di una serie di processi storici che hanno investito il nostro paese dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e alla conseguente, e inevitabile, influenza statunitense. Il cinema italiano di questo periodo è stato in grado di assorbire tutte queste tematiche e di creare una generazione di cineasti che sono un grande punto di riferimento per tutto il cinema moderno e contemporaneo. Il cinema italiano degli anni ’60 e ’70 è un cinema stilisticamente e tematicamente vasto tra i nomi più noti che esordiscono nei primi anni Sessanta ci sono: Pasolini, Olmi, Bernardo Bertolucci, Petri, Damiani, ecc. Alcuni di loro avevano già lavorato nel mondo del cinema come sceneggiatori o aiuto-registi prima di divenire autonomi. Ciò che rende gli autori del cinema italiano di questi anni è proprio questo: la necessità, l’urgenza, di affermarsi come autori; come intellettuali che hanno il pieno diritto al possesso della proprietà intellettuale dell’opera, sottraendosi, quindi, a qualsiasi tipo di regola del mercato produttivo. Si attenua la censura e il cinema italiano ritorna a essere esportato e si diffonde nel mondo. La nascita e la maturazione di grandi registi come: Dino Risi, Ettore Scola, Mario Monicelli e Comencini e l’arrivo sulle scene di attori del calibro di: Nino Manfredi, Alberto Sordi, Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi.

FILM

Il Grande Sogno

Rebel: fuga senza scampo
Nes en 68” (nato come miniserie per la tv)
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The Dreamers“(film del 2003 di Bertolucci)