Gli affreschi nella basilica dello Spirito Santo e nel monastero in Santa Maria in Cosmedin

La chiesa dell’Anastasis (Resurrezione) fu riconciliata al culto ortodosso dall’arcivescovo Agnello (557-570) e dedicata a san Teodoro di Amasea: alla nuova dedicazione corrispose probabilmente una decorazione inerente al santo che obliterò quella precedente che, sempre a livello di ipotesi, doveva ricalcare la decorazione della Basilica Ursiana, dedicata aDecorazione a grottesche secondo stratonch’essa alla Resurrezione del Cristo.

Alcuni lacerti di pitture trecentesche conservano la memoria della dedicazione al santo: nella curva absidale, al di sotto della prima finestra di sinistra, si scorge una grande ruota dentata a dieci bracci accompagnata dall’iscrizione «THEODORUS».

Notizie più certe riguardano la decorazione della chiesa compiuta nel XVI secolo: l’abate commendatario Corrado Grassi nel 1543 commissionò alcune pitture a Livio Agresti. Giorgio Vasari ricorda «alcune istorie a fresco et alcun’altre opere» nella chiesa dello Spirito Santo che, secondo Girolamo Fabri (1664) raffiguravano «l’effigie dei nostri Santi Arcivescovi, e altre varie pitture», fra le quali un’immagine di san Severo, uno dei vescovi Colombini, accompagnata dall’iscrizione «B. SEVERUS HOC IN LOCO A SPIRITU SANCTO ANTISTES EST DECLARATUS». Un’antica leggenda narra che l’arcivescovo di Ravenna successore di sant’Apollinare venne eletto per ispirazione dello Spirito Santo che, in forma di colomba, entrò nella chiesa da una finestrella per posarsi sul capo del prescelto.

Decorazione a grottesche primo stratoDegli affreschi raffiguranti i vescovi Colombini rimangono notizie nei diari di alcuni viaggiatori stranieri in visita a Ravenna e nella guida della città redatta da Francesco Beltrami nel 1783, Il Forestiere Instruito, che ricorda queste pitture come opera di Agresti.

Livio Agresti ricevette la commissione dall’abate Grassi anche per la decorazione di Santa Maria in Cosmedin probabilmente, come riferisce Girolamo Fabri, «in testimonio delle grazie ottenute a intercession della Vergine». Successivamente, nel 1666 circa, il cardinal Rasponi fece apporre affreschi e stucchi dorati alle pareti che coprirono le pitture precedenti: un finto fregio dipinto recante lo stemma Rasponi aiuta a datare questo strato pittorico all’inizio della seconda metà del XVII secolo. Ancora oggi rimane qualche lacerto a fresco sotto il piano d’imposta della cupola, dove si intravede un frammento di trabeazione dipinta.

Questa successione di fasi pittoriche è testimoniata dalla doppia intonacatura visibile nel sottarco dell’absidiola nord: lo strato più recente ripete il motivo a grottesche dello strato sottostante e mostra alcune figure di putti che reggono, appese a una sorta di lenza, un’aragosta e una lucertola. Nella chiave d’arco campeggia la figura di una colomba, incoColomba e iscrizione 2rniciata da due piccoli serpenti che si intrecciano, appartenente alla fase più recente (forse a quella attribuibile all’epoca di Rasponi); sopra di essa in un medaglione si legge ancora, sebbene danneggiata, un’iscrizione che recita: «[IN]NO/CENS/P[RU]D[E]/N[TI]A/[■]». La presenza dei rettili farebbe propendere per la lettura della parola “Prudentia” nell’iscrizione, poiché il serpente è un attributo della personificazione della Prudenza, rappresentata tradizionalmente come una donna che tiene in una mano uno specchi
o e nell’altra un serpente.

La colomba dello Spirito Santo è un tòpos che dal complesso ex-ariano ha trovato un’ampia diffusione nell’intera città di Ravenna: i diari di viaggio di alcuni nobili e intellettuali europei, risalenti al XVII-XVIII secolo, descrivono affreschi raffiguranti i vescovi Colombini anche nell’abside della Cattedrale Ursiana. Questa appropriazione dell’iconografia dei Colombini, e della leggenda stessa, da parte di altre chiese testimonia l’importanza della carica episcopale nella città di Ravenna: la colomba dello Spirito Santo che sceglie il successore di Apollinare rappresenta il manifestarsi del volere di Dio e costituisce un segno visibile della Provvidenza.