Cento nel 1600

Cartina di Cento nel 1600
Pianta storica di Cento

Il Guercino amava la sua città, secondo il costume degli italiani, che coltivano in sommo grado questo patriottismo di campanile: bel sentimento, dal quale è nata tutta una serie di preziose istituzioni, in particolare un visibilio di santi locali. Sotto la direzione di quel maestro sorse qui un’accademia di pittura. Egli ha lasciato parecchi quadri che formano ancora, e a buon diritto, la gioia dei suoi concittadini. A Cento il nome del Guercino è sacro, sulla bocca dei piccoli come dei grandi.

J. W. Goethe, Viaggio in Italia 1816 (traduzione di E. Castellani)

La pittura del Guercino è l’espressione consapevole della crescita socioeconomica che investe Cento tra la fine del XVI e la prima metà del XVII secolo. Di origine medievale (XII-XIII secolo), la cittadina sorge tra Bologna, Ferrara e Modena.

Cento tra il XVI e XVII secolo

Con la devoluzione del Ducato di Ferrara allo Stato Pontificio, avvenuta nel 1598, Cento passa dai domini estensi al controllo del vescovo di Bologna.
La cittadina dimostra di sapersi ritagliare spazi di indipendenza politica e prestigio economico, confermando il carattere attivo e dinamico della società. Una società che diventa il centro della produzione artistica del Guercino, come attesta la fondazione dell’Accademia del Nudo, voluta dal cavaliere Bartolomeo Fabri.

A partire dal Cinquecento, Cento avvia un nuovo piano urbanistico: viene sistemata la piazza (1550), regolamentata la viabilità (1534-89) e vengono erette strutture difensive, come bastioni e fosse (1556).
Il principale asse viario è rappresentato dall’intersecarsi delle vie Borgo di Mezzodì (oggi Corso del Guercino) asse nord-sud, e via Grande (l’attuale via Matteotti) asse est-ovest. Borgo di Mezzodì collega la Rocca alla Piazza ai mulini comunitari. Via Grande congiunge i principali edifici pubblici mantenendosi tangente alla Piazza, ai Palazzi del Governatore e della Comunità. Entrambe porticate, le strade ospitavano case e botteghe.

Cento rispecchia l’interessa per l’architettura bolognese nella conformazione degli edifici prevalentemente bassi e lineare e nella presenza dei portici dalle colorazioni rosso e ocra.

Cento e le prime opere del Guercino

A partire dal 1615 il Guercino viene incaricato di affrescare alcune abitazioni private: Casa Pannini, con scene agresti tratte dalla vita quotidiana, e Casa Provenzali, con le gesta di Provenco. Le famiglie della borghesia centese, oltre a Pannini e Provenzali, anche Fabri, Piombini e Bagni saranno, nel tempo, tra i committenti più assidui dell’artista.

Negli stessi anni egli licenzia pale d’altare per le principali istituzioni ecclesiastiche; tra queste San Carlo Borromeo in orazione (1613-1614) per la Basilica Collegiata di San Biagio. In particolare le chiese e le confraternite sono luoghi centrali del tessuto cittadino.
La società è infatti profondamente segnata da una fede partecipata e serena, da una morale salda e da un’intensa pietà che si riflettono nella personalità del Guercino stesso. Questi, quando è solo un bambino, dipinge una Vergine sulla parete della propria casa, in linea con lo spirito della Controriforma.

All’inizio della carriera il pittore frequenta l’ambiente religioso bolognese, mantenendo nel tempo legami costanti: il suo primo protettore è il canonico lateranense Antonio Mirandola. Avrà stretti rapporti con il cardinale Alessandro Ludovisi che nel 1621 diventa papa Gregorio XV, e chiama il Guercino a Roma.
A Cento, Ludovisi agevola importanti interventi di valorizzazione urbanistica provvedendo in particolare alla sistemazione del canalino, perno delle rotte commerciali con Ferrara e Venezia.

Cento e la maturità dell’artista

Il Guercino sembra rinunciare ad esperienze e confronti culturali di ampio respiro, preferendo la vita di paese e gli affetti familiari. La centralità della sua posizione e la sicurezza economica raggiunta gli permettono di investire attivamente in opere per la città e la comunità.
Prima ufficiale e poi priore della Confraternita del Rosario, una delle più influenti di Cento, il Guercino tra il 1633 e il 1645 prende parte alla progettazione e alla ricostruzione del complesso. Al suo interno, allestisce la propria cappella privata, dedicata al Crocifisso e ai santi onomastici suoi e dell’amato fratello, Paolo Antonio Barbieri.

Alla fine della carriera il Guercino è un artista affermato, consapevole di aver raggiunto la propria identità in un rapporto di equilibrata crescita con la città che ha tanto amato. Al successo artistico dell’uno, corrisponde infatti lo sviluppo socioeconomico dell’altra. Il Guercino e Cento sono strettamente legati: se l’artista fa della città il suo modello e il suo centro operativo, a sua volta la società si auto identifica nell’artista, la cui produzione e il cui successo molto devono allo sviluppo di Cento e al sostegno dei suoi abitanti.