Villa Giovannina

La villa detta Giovannina si trova appena fuori Cento, in direzione di San Giovanni in Persiceto.
La sua fondazione risale al XV secolo quando i persicetani, in segno di ringraziamento, donarono al signore di Bologna Giovanni II Bentivoglio alcuni possedimenti.
Egli si prodigò a bonificare e rendere coltivabili i terreni della zona, soggetti a continuo impaludamento.
Giovanni Bentivoglio fece poi costruire una residenza di campagna che, grazie alle qualità di un sicuro castelletto, doveva permettergli di dominare i territori ricevuti. La progettazione, avviata nel 1490, fu affidata al celebre architetto Sebastiano Serlio.

Villa Giovannina dall’alto

La storia della Villa Giovannina è costellata di rifacimenti spesso legati ai diversi passaggi di proprietà. Due importanti momenti sono segnati rispettivamente dalle famiglie bolognesi Aldrovandi e Calari.

Tra il 1617 e il 1632 il conte Filippo Aldrovandi affidò al Guercino e alla sua scuola un importante progetto per la decorazione degli ambienti interni. Gli affreschi mostrano l’amore per la natura e il paesaggio tipico del primo Guercino.
Rifugio bucolico adatto ai momenti di villeggiatura e svago, nella Giovannina le stanze dipinte fungevano da cornice per l’unione e l’armonia dell’uomo con i giardini e il parco.

Quando alla fine dell’Ottocento la villa divenne proprietà di Alessandro Calari, questi le diede l’aspetto che possiede ancora oggi. In particolare grazie ai lavori dell’architetto Giuseppe Ceri, vennero approntate le decorazioni neomedievali che ne caratterizzano l’aspetto esteriore.
La pianta oggi è di forma quadrata con quattro possenti torri angolari, affiancata a nord dalle scuderie e dalla torre con l’orologio.

Corte interna della villa

Il paesaggio dipinto

Le sei sale interessate dal progetto decorativo del Guercino si trovano al piano nobile.
Per ogni ambiente il maestro individua un tema che sviluppa a fregio nella parte alta della parete, componendo una sequenza di scene variamente inquadrate.
La scelta dei soggetti richiama i fregi di Casa Pannini, cantiere centese del quale il Guercino aveva appena finito di occuparsi.
Anche nella Giovannina il pittore assegna un’intera stanza alle raffigurazioni di cavalli. Gli animali, immortalati in un’infinita varietà di pose, sono inseriti all’interno di vedute paesaggistiche.

Il paesaggio è protagonista assoluto del ciclo decorativo.
Una stanza è dedicata a:


« Dodici paesetti […] rappresentanti prospettive diverse di monte e di piano con rocche, castelli, palazzi antichi, fiumi, mari, e navigli veleggianti, fortezze diroccate, giardini, pergolati, bronchi e spinai »

(Gaetano Atti)

Il paesaggio nella villa Giovannina fa da sfondo a scene narrative tratte dalla mitologia e dalla letteratura composta presso la corte ferrarese: si possono infatti ammirare le storie di Clorinda tratte dalla Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, l’epopea dell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto, gli episodi dal Pastor fido di Giovan Battista Guarini.
Nell’ultima sala le scelte compositive cambiano e il Guercino realizza un fregio continuo con uno schieramento di puttini, ognuno dei quali è intento a scherzare con i propri compagni.

Analizzare dal punto di vista stilistico questo grande ciclo decorativo risulta difficile.
Nonostante l’idea progettuale possa essere attribuita al Guercino infatti, poche volte è possibile riconoscerne la mano: la forte discontinuità qualitativa dei brani fa pensare che il maestro abbia lasciato gran parte del lavoro ai suoi allievi.
Inoltre lo stato degli affreschi rende difficoltosa la lettura: nel corso dei secoli viste le precarie condizioni conservative le pitture sono state più volte rimaneggiate.