La vita

Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino, a causa di uno strabismo, che, come ricorda il Malvasia, gli fu causato da un terribile spavento avuto in culla.
Nasce a Cento nel 1591. Considerato uno dei maggiori esponenti del barocco italiano, fin da giovanissimo, grazie alla sua sensibilità, è in grado di assimilare il naturalismo di Ludovico Carracci, caposcuola della pittura bolognese, e spunti tratti dalla tradizione artistica ferrarese e veneta. A Cento nella Chiesa della SS. Trinità può ammirare una straordinaria opera del Carracci: La Madonna con il Bambino tra i santi Giuseppe, Francesco e i committenti, che soprannomina la “Carracina” ossia la “cara zinna” dalla quale sostiene di aver tratto il nutrimento artistico. Egli possiede un talento innato e riesce a mettere a punto uno stile unico e inconfondibile, ricco nella gamma cromatica e giocato su robusti contrasti chiaroscurali. Elabora articolati elementi architettonici per dare rilievo alla composizione, mentre le figure sono trasportate in quella dimensione intima, quotidiana e naturale a lui tanto cara. Oltre ad essere un gran pittore è prima di tutto un appassionato disegnatore come testimoniano gli innumerevoli fogli riconducibili alla sua mano e conservati nei musei di tutto il mondo. Frequenta fin da giovanissimo la bottega di Benedetto Gennari, avviando una collaborazione con Ercole e Bartolomeo, figli del maestro e avvalendosi dell’assistenza del fratello Paolo Antonio, pittore di nature morte.
Nel 1616 inaugura l’Accademia del nudo che nel 1617 contava ben 23 alunni, giunti da varie parti d’Italia. Nello stesso anno è Ludovico Carracci a ricordare in una lettera indirizzata all’amico Ferrante Carli il talento straordinario del giovane pittore di provincia: “Qua vi è un giovane di patria di Cento, che dipinge con somma felicità d’invenzione. È un gran disegnatore, e felicissimo coloritore; è un mostro di natura, è miracolo da far stupire chi vede le sue opere. Non dico nulla: ei far rimar stupiti li primi pittori: basta il vedrà il suo ritorno”. Nel 1629 ormai artista affermato riceve la visita del pittore del re di Spagna: Diego Velázquez.
A Cento e nel territorio si conservano alcuni dei suoi capolavori giovanili. Per Renazzo esegue il Miracolo di San Carlo Borromeo e la Madonna con il Bambino in trono e i santi Francesco Antonio abate e Bovo (1613-1614) e la Madonna con Bambino in gloria, San Pancrazio e S. Chiara. (1615-1616). Per Cento porta a termine nel 1618 alcune importanti pale d’altare come La Madonna della Ghiara e il San Bernardino da Siena prega la Madonna di Loreto (Chiesa di San Pietro), il Sant’Alberto riceve lo scapolare dalla Madonna del Carmine (Chiesa della Santissima Annunziata) e la Cattedra di S. Pietro (Collegiata di San Biagio). Poco prima della partenza per Roma realizza per il convento della Santissima Trinità la cena in Emmaus.
Durante il soggiorno a Roma, tra il 1621 e il 1623, lavora per il papa bolognese Gregorio XV e per il cardinal nepote Ludovico Ludovisi, realizzando l’Aurora per il Casino Ludovisi che rappresenta il suo capolavoro giovanile. Tornato a Cento vi rimarrà fino al 1642, quando si trasferirà a Bologna.
Coincide con l’esperienza romana quel processo di cambiamento stilistico in cui i suoi presupposti giovanili vengono scardinati. Dalla metà degli anni venti diminuisce l’uso del potente chiaroscuro, la fattura si fa più delicata, le forme sono realizzate con una pennellata più controllata, meno robusta, mentre le composizioni diventano più equilibrate e diminuisce il numero delle figure. Rimane tenacemente viva la dimensione affettiva in dipinti come la Madonna con Bambino benedicente per la chiesa della SS. Trinità o il Cristo risorto che appare alla Vergine, per l’oratorio del Santissimo Nome di Dio. In quest’opera i requisiti classici raggiungono la loro più compiuta maturazione e si avvia quel confronto con Guido Reni che caratterizzerà tutta la sua produzione matura.
Nei primi anni venti dota con alcuni straordinari dipinti la sua cappella privata nella chiesa del Rosario e per la stessa chiesa nel 1650 esegue il San Giovanni Battista nel deserto e l’apparizione della Vergine a San Girolamo, che ora è conservata a Parigi.
Muore a Bologna nel 1666.