Una memoria olfattiva: i profumi e gli incensi nell’antico Egitto

Una memoria olfattiva: i profumi e gli incensi nell’antico Egitto

  • Un museo non solo da vedere ma anche da annusare

Il visitatore che esplora il Museo Egizio può notare la presenza di informazioni su un percorso orientato alle fragranze e ai profumi dell’antico Egitto.  Queste fragranze consentono un’esperienza sensoriale importante che riporta alla memoria un ambiente perduto. I reperti esposti, attraverso i profumi e gli odori assumono una vita e un aspetto nuovo.

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Un apposito dispense distributore d’aroma al Museo Egizio

L’usanza degli antichi egizi di creare essenze risale al 4000 a.C. Anche le divinità, che come sappiamo venivano adorate nei templi, avevano un profumo a loro dedicato. I fumi dell’incenso erano importanti perché portavano le preghiere al cielo e servivano da intermediario fra l’uomo e gli dei.

  • L’arte di fruire i profumi, dalla religiosa alla profana

I profumi hanno un significato di purificazione, allontanano dalla contaminazione legata a odori sgradevoli e  per questo sono utilizzati come simboli delle virtù divine nelle diverse religioni. Bruciare incenso o utilizzare profumi durante le cerimonie religiose  era una pratica molto diffusa sia nelle città fenicie e greche sia nella regione araba e la zona asiatica. Ancora oggi, l’incenso, che è considerato uno dei profumi più antichi, è una delle offerte principali durante i riti buddisti. In Cina, esiste una idioma “焚香礼拜” (fén xiān lǐ bài) che indica l’atto di bruciare un incenso speciale prima di pregare Buddha per mostrarne il rispetto.

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Gli incensi sono utilizzati per pregare al Budda – Foto

Il termine “profumo”, deriva dal latino per fumum e significa attraverso il fumo. Anche nell’antica Roma venivano utilizzate le essenze e i profumi come segno di rispetto nei confronti degli dei e degli antenati e per istituire una vicinanza fisica e sensoriale con loro.

Nell’ambito dell’antico Egitto, lo sviluppo di queste tradizioni culturali è da porre in relazione con le condizioni climatiche della zona che permette la crescita di particolari tipi di vegetazione utile alla produzione di profumi e che permettono anche lo sviluppo della civiltà egizia.

Gli Egizi avevano le competenze e la tecnologia idonea per sfruttare le proprietà delle piante e dei minerali e ricavarne vari tipi di essenze profumate in modo da poterle usare per prendersi cura del proprio corpo, non soltanto per la bellezza esteriore ma anche per ottenere benessere.

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La scatola contenente flaconi di profumo e cosmetici appartenente a Merit – moglie del noto architetto Kha, XVIII Dinastia 1400 1350 a.C. – Foto

Gli Oli profumati, legni e resine furono considerati preziosi e bruciati durante le cerimonie religiose o funebri per cercare un contatto con la sfera degli Dei. Esempio significativo di questa conoscenza è rappresentata dalla mummificazione, durante la quale venivano utilizzate particolari essenze. All’inizio solo i sacerdoti potevano produrre i profumi dopo l’esecuzione di alcuni riti, successivamente l’impiego dei profumi diventò molto diffuso non solo in ambito religioso e medico ma anche nella vita quotidiana.

  •  “Fra tutti i paesi, l’Egitto è quello più idoneo alla produzione di profumi” – Plinio

    John_Reinhard_Weguelin_The_Obsequies of_an_Egyptian_framelab_uniboKyphi è un incenso composto importante che usarono nell’Antico Egitto per proposizione religiosa e medica – Wikimedia Commons

Il famoso Kyphi è un incenso composto che è stato usato nell’Antico Egitto per motivi religiosi e medici. È stato particolarmente utilizzato dai faraoni, poi diffuso in tutto il paese ed esportato nell’intero mondo antico. Numerose testimonianze tra cui incisioni geroglifiche, il papiro di Ebers e informazioni provenienti dalla piramide di Cheope e dal tempio di Iside, attestano che tale sostanza era considerata il prodotto migliore e il più conosciuto. Le ricette egiziane di solito hanno 16 ingredienti.  Dioscorides, un antico medico, botanico e farmacista greco che esercitò a Roma ai tempi dell’imperatore Nerone, trascrisse una ricetta composta da 10 ingredienti che sono comuni a tutte le ricette nel suo libro “De Materia Medica” ( 1-24. “ cyphi ” ).

Plutarco, invece, incluse nella sua opera De Iside et Osiride, si trova nel capitolo VIII una versione della ricetta di 16 ingredienti affiancati alla spiegazione dell’esecuzione, grazie la quale è stato possibile riprodurre il profumo.

Grazie agli studiosi e agli scienziati che hanno dedicato i loro studi alla ricreazione in laboratorio della fragranza originale utilizzata dagli antichi egizi, oggi noi abbiamo la capacità di provare quella cultura misteriosa e affascinante anche attraverso la loro memoria olfattiva.

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Xu Han

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