Alle giornate ravennati sui Beni Culturali Romano Prodi parla di Europa,  situazione attuale e scenari futuri

Alle giornate ravennati sui Beni Culturali Romano Prodi parla di Europa, situazione attuale e scenari futuri

La seconda delle giornate ravennati sui Beni Culturali organizzate dal Dipartimento di Beni Culturali in occasione dell’Anno europeo del patrimonio culturale è iniziata la mattina del 9 Ottobre con la presenza di una personalità di spicco come il professor Romano Prodi.

 

Alle giornate ravennati sui Beni Culturali Romano Prodi parla di Europa, situazione attuale e scenari futuriL’incontro  presso il palazzo della Provincia di Ravenna è stato aperto dal direttore del Dipartimento di Beni culturali Luigi Canetti  e dal sindaco Michele de Pascale. Romano Prodi ha poi dialogato con il prof. Michele Marchi, sul tema: “Aspettando il voto europeo: dove vanno l’Europa e le sue tradizioni politico-culturali?

L’intervento di Prodi inizia con un grande interrogativo: perché l’Europa ha perso la sua forza di attrazione?  Michele Marchi ha ricordato le recenti parole di Massimo Cacciari in un’intervista dell’espresso “L’Europa attuale è una costruzione a-storica, ignorante dello specifico di ogni tradizione, in preda da tempo a una deriva burocratica, centralista, anti-federalistica. La catastrofe finale è arrivata con la crisi economica, quando l’Europa si è mostrata incapace di difendere i suoi cittadini più deboli.”

Prodi sostiene che prima ancora di una crisi politica ed economica si tratta secondo lui di una decadenza culturale e civile. Il senso dell’ Europa si è affievolito quando “l’Europa ha smesso di fare l’Europa”, cioè quando il potere è passato dalla commissione sovranazionale, che rappresentava gli interessi di tutti, ai singoli stati; è accaduto così che gli stati più influente possano far sentire di più la propria voce.

Esempio lampante della perdita del senso di Europa è il caso della Grecia costretta a subire una crisi quasi irrimediabile anche in ragione della rigidità di un paese come la Germania che in questo caso ha perseguito interessi nazionali

 

La discussione prosegue sul tema di una crisi ormai generale e diffusa, di un desiderio di autorità in tutto il mondo, come evidenziano la situazione dell’America di Trump e le delibere del recente congresso del partito comunista cinese.

Prodi pone particolare attenzione sulla ‘stanchezza’ della democrazia, cioè la crisi di una politica che è diventata spesso semplice propaganda, sottolineando il crescente desiderio di autorità nel mondo.

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Dilagante l’atteggiamento “America first” nel mondo, in particolar modo da quando il Presidente cinese ha affermato che nel 2025 sarà leader mondiale.

Manca una forte leadership  europea e da tempo le grandi decisioni sono prese dalla Banca Centrale Europea. L’Italia è stata emarginata dalle decisioni europee da quando è iniziata la crisi, così la Francia di Macron guida la politica estera e la Germania la politica economica. È molto importante che l’Europa resti unita se non vuol rischiare di essere sopraffatta da Cina e Stati Uniti.

Altra questione affrontata nel dibattito è stata la crisi migratoria. I tentativi di avvicinare le due sponde del Mediterraneo si sono rivelati tutti fallimentari perché alcuni stati-nazione si sono messi di traverso. L’ondata migratoria, l’unico punto che accomuna i populisti dei diversi stati europei,  si è aggravata in particolare quando i migranti hanno cominciato a sbarcare dalla Siria e dalla Libia non regolati. Favorire il processo di integrazione è indispensabile per il futuro di tutti.

L’ultimo punto su cui si è concentrato Prodi è lo scenario che si prospetta per le elezioni Europee del Maggio 2019 e, con un certo ottimismo, ha affermato che “Il voto potrebbe essere un punto di svolta per l’Europa, ma solo se si avrà uno scontro deciso fra due candidati forti, con linee politiche chiare e definite, capaci di resuscitare lo spirito europeo e coinvolgere la cittadinanza nei processi decisionali”.

Questa conversazione pubblica, condotta con semplicità e chiarezza, ha consentito al pubblico di cittadini, studenti e professori di Beni Culturali, una riflessioni su temi urgenti nell’agenda politica e culturale internazionale.  L’appassionato dibattito conclusivo, con molte domande da parte del pubblico, è un chiaro segno della significatività di questa mattinata.

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Tatiana Angeletti

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