Paradosso d’Europa Radice della cultura senza ramo del dialogo

Paradosso d’Europa Radice della cultura senza ramo del dialogo

Lunedì 8 ottobre alle ore 17 nella Sala Nullo Baldini del Palazzo della Provincia di Ravenna,
Paolo Grossi, Giuliana Laschi, Guido Lenzi e Daniele Pasquinucci hanno dato il via al primo incontro dedicato alle Giornate del Patrimonio Culturale organizzate dal Dipartimento di Beni Culturali.
Il tema affrontato è stato “la diplomazia culturale come soft power europeo” da intendersi come un nuovo concetto di relazione fra le nazioni dell’Unione Europea incentrato sul rispetto della multiculturalità e sul dialogo interculturale.

Sulla carta geografica l’Europa si presenta compatta, piccola. Eppure questo scorcio di mondo presenta moltissime diversità culturali. Questo è dato dalla nostra storia, dagli imperi e dai movimenti che ci hanno accompagnato fino ad oggi. Basti pensare che dal Sacro Romano Impero, Francia e Stati Tedeschi cominciano il loro lunghissimo conflitto che troverà pace solo nel 1945 con “l’amicizia franco-tedesca” che consentirà più tardi la concretizzazione dell’Unione Europea.

Laschi, Presidente del Comitato Scientifico del Punto Europa Forlì, affronta da subito di questa diversità che ci distingue e che allo stesso tempo ci unisce (anche se non di fatto) dalla seconda Guerra Mondiale. Definisce il nostro continente una Europa “sui generis”, che percepisce dal 1945 un istinto di riconciliazione internazionale attraverso le prime istituzioni continentali che avranno il loro frutto nel 1948 col trattato di Bruxelles. Nasce, solo nel 1992 col trattato di Maastricht, una reale adesione all’ internazionalità sulla sicurezza militare e sulla cooperazione politica di ventotto Paesi.

dialogo interculturaleSin da subito ci si interroga sui caratteri maggiori che definiscono quindi l’ identità europea; sicuramente possiamo rispondere con la democrazia, la tutela dei diritti umani e il coinvolgimento alla ricerca di soluzioni di problemi sociali in maniera unanime.
Peccato, però, che questa unificazione abbia portato a false identità, dando vita a conflitti di interesse economici e a nazionalismi.
Laschi sottolinea la forza positiva dei giovani che, grazie ai programmi Erasmus, hanno un’ occasione di studio temporaneo all’estero finanziato dall’ Unione Europea. la maggior parte  dei giovani universitari sono nati in un momento in cui l’Unione Europea è già reale, già vera e per questo la considerano come casa.

Lenzi, ambasciatore (a.r.), ha sottolineato che :”bisogna costruire la pace per prevenire i conflitti”. Per la costruzione della pace occorre promuovere la cultura attraverso la diplomazia culturale. Per questo, a Bruxelles è nato il primo Museo della storia d’Europa.
Proprio da ciò nasce una questione: può il Parlamento Europeo essere il promotore di un progetto che porta avanti un’idea di integrazione che non coincide con i populismi presenti nel Parlamento stesso?
Secondo Hans Gert Pöttering, l’ex Presidente del Parlamento europeo che ha voluto questo luogo, il museo è il luogo del passato, del futuro, della crescita, dell’identità. Questa risposta riassume principalmente tutte le domande dato che “l’idea di integrazione” riguarda sia passato sia presente e, essendo idea anche il futuro; i populismi presenti in Parlamento sono il presente, scomodo, ma comunque reale.

Dialogo interculturale. Memoria. Rispetto. Pace. Non una pace “banale” bensì concreta, vicina a un potere soft e non duro, non che sovrasta ma unisce. Questo è l’auspicio conclusivo di questa giornata.

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Gianna Lucenti

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