Lungo la via della seta: tre casi di viaggio per comprendere lo straniamento.

Lungo la via della seta: tre casi di viaggio per comprendere lo straniamento.

Che cosa è lo straniamento dal punto di vista di uno storico?

È con questo interrogativo che si apre l’incontro con lo scrittore e storico Alessandro Vanoli, tenutosi il 9 ottobre, alle 21,00 nella sala Muratori della Biblioteca Classense di Ravenna in occasione Giornate del Patrimonio Culturale.

Autore insieme a Franco Cardini del libro La via della seta. Una storia millenaria tra Oriente e Occidente, edito da Mulino nel 2017, Vanoli prova a ragionare sulla possibilità di raccontare una storia complessa come quella della “via della seta”, tentando di farle acquistare un senso nel mondo odierno.

Vanoli apre il suo racconto cercando di far visualizzare ai presenti come un bambino cinese veda una carta geografica, cioè con la Cina al centro e l’Europa quasi messa in un angolo, poco visibile.

La seta è la parola chiave di tutta la storia raccontata da Vanoli.

Il percorso in origine non era conosciuto come la “via della seta”, ma era solamente una strada che conduceva a Occidente. La seta era l’elemento dominate di tutto il percorso, perché essendo una merce preziosa era utilizzata come merce di scambio.

Nel suo racconto Vanoli si sofferma su tre casi antichi, significativi per comprendere questo mondo:

Il primo soggetto è Xuanzang, un monaco buddista vissuto nel periodo della dinastia cinese Tang.

Il monaco intraprende un viaggio alla riscoperta delle radici della sua fede, che lo condurrà all’estremo occidente pensabile per un cinese dell’epoca, cioè l’India.

Era una terra ignota, raggiungibile dopo un lungo tragitto che percorreva i due deserti dei Gobi e del Taklamakan e proseguiva a sud in Afghanistan.

Il viaggio di Xuanzang si conclude in India, una terra sconosciuta nella quale  riconosce i luoghi del buddismo dai quali sente di provenire.

Il primo senso di straniamento offerto dalla “via della seta” è di tipo geografico.

La Cina era una civiltà ricchissima che cresceva poco alla volta verso Occidente.

Erano luoghi estremamente ignoti, a metà dell’Asia, nei quali si incontravano le vie dove avvenivano i primi scambi con nuovi popoli.

Alessandro Vanoli

Il secondo racconto di Vanoli ha come protagonista Ibn Battuta, un viaggiatore e giudice mussulmano.

Al suo rientro in Marocco Ibn Battuta scrive del suo viaggio, del quale sono significativi i quattro anni passati alle Maldive.

I maldiviani erano un popolo islamico e, pur praticando la sua stessa religione, Ibn Battuta non capiva perché avessero dei comportamenti che non si addicevano a dei buoni mussulmani.

Le forti differenze notate nella pratica della religione per Vanoli sono un’altra visone di straniamento.

Il terzo caso sul quale si sofferma è Marco Polo con il suo libro Il Milione.

Per Vanoli non si tratta di un semplice racconto di viaggio, bensì di uno strumento di lavoro che descrive terre al tempo sconosciute.

Nel suo viaggio Marco Polo arriva alle soglie del deserto del Taklamakan, percorre le strade della “via della seta”, conosce nuove culture, apprende nuove lingue e incontra nuovi mondi.

Più si avvicina alle terre immaginate prima della sua partenza, più capisce come la sua idea d’Oriente, costruita tramite leggende, fosse ben diversa da quella reale.

Quelli narrati da Vanoli sono tre casi ben diversi che in realtà raccontano tutti la stessa storia.

Ci troviamo in un mondo talmente vasto, che tutte le volte che fai lo sforzo di andare oltre al mondo da te conosciuto, inevitabilmente per comprenderlo sei obbligato a cambiare il tuo sguardo. Sei obbligato cioè a rivedere le tue idee, i tuoi preconcetti, alla luce delle cose che ti trovi davanti.

L’intervento di Vanoli si conclude con la lettura di un passo del libro di Robert Byron, La via per l’Oxiana pubblicato nel 1937, nel quale si apprezza veramente il senso di straniamento nel giungere in una nuova realtà che non s’immaginava.

Questa lettura, secondo Vanoli, è un ottimo finale retorico per concludere il viaggio lungo la “via della seta”.

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Luisella Mele

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