Un amico fedele all’uomo: il lupo.

Il convegno del 25-26 Ottobre 2018 è arrivato come tema il lupo, una specie che ha accompagnato l’uomo moderno nei millenni. Inizialmente era competitore nella condivisione di territori e prede mentre, in seguito alla domesticazione, ha dato origine a suo più fedele compagno, il cane.

Una lunga storia comune che ha segnato l’evoluzione biologica delle specie, ha ispirato leggende, fiabe, miti nelle diverse culture del mondo.
Affronteremo questo argomento con una visione unitaria e meta-disciplinare per unire le conoscenze scientifiche con quelle umanistiche e antropologico-culturali. 

Luigi Canetti pone l’attenzione sulla prospettiva etologica e genetica dell’incontro, per capire meglio che il lupo ha influito nella vita dell’uomo e viceversa.

“Il lupo è l’uomo agli occhi del lupo”. Una specie può sentirsi attaccata dall’altra dato il diverso linguaggio.

Perché due specie così diverse sono legate da millenni?

Giorgio Gruppioni , dà una collocazione temporale dell’inizio di questo cammino. É stato stimato che ci sono resti di australopitechi e lupi nella zona Francia o Cina ( Homo erectus pekinensis ). Le due specie hanno contatti da circa 500.000 anni. Alcuni studiosi sono stati studiati attraverso il cambiamento di alcuni geni responsabili della produzione di adrenalina. Questo ha portato il lupo ad essere meno istintivo, meno selvaggio e più vicino all ‘uomo.

Dawid Iurino afferma che 3.000 anni fa si arriva alla specie Canis. L’Italia è stata fondamentale per la loro crescita e differenziazione data la sua posizione in Europa: è considerata un “sacco” per le specie essendo una penisola. In Italia è possibile trovare tre specie di lupi risalenti a 40.000 anni fa solo in Puglia. L’ ibridazione tra cane e lupo è avvenuta sia per via naturale e sia per via dell’uomo e i problemi che ne sono venuti fuori non sono pochi: dal punto di vista biologico c’è stata una perdita genetica e fenotipica. Da quello sanitario non è mancata la rogna.

Secondo la statistica la razza di cane che ha influenzato di più nel lupo è il pastore tedesco. Il test che è stato fatto in associazione tre diversi cromosomi che derivano dal cane: il sedici che è per il pelo, il dieci che è per l’unghia non pigmentata e l’undici dello sperone.

Ma il lupo è un pericolo per chi?

Il discorso di Davide Palumbo , si concentra sulla “politica dell’ignoranza”, indotta dal limite la ricerca a ciò che si vuole sostenere: i lupi aggrediscono le persone. Da cui scaturiscono incertezza, panico e fittizie soluzioni. Tutto ciò per credere alla popolazione che sto lusingando, dando un espediente mirato all ‘abbattimento dell’animale.
Ancora oggi la stampa crea timori nei confronti di questa specie, nonostante le statistiche rivelino che la media di attacchi di lupi in Europa sia pari allo zero percento.

uomini e lupi
Dawid Iurino nella conferenza a Ravenna

È chiaro che l’uomo e il lupo hanno avuto un percorso univoco nella storia dell’evoluzione. Quando l’uomo ha creato un sistema in cui le specie animali e vegetali non sono rispettate venire, il lupo ha subito evidenti ripercussioni sulla sua libertà e sulla vita. L’intento sarebbe quello di rendere l’uomo consapevole della sua natura animale, come mai è un insetto, un pesce o un invertebrato.

Un tuffo nella tradizione …

Donatella Tronca  approfondisce il tema dei lupi e dei danzatori, soggetti che condividono la sorte nel pregiudizio negativo, originato nel Cristianesimo. Spunti di riflessione a tal proposito sono i suoni che assumono alcuni verbi quando vengono pronunciati. Esempio è il verbo “ololuzo” il che è un ululato e parallelamente anche il grido delle donne che accompagnava gli antichi rituali.

Un altro spunto per comprendere la stretta connessione tra la figura del lupo e dell’uomo è il rito dei Lupercalia. Si tratta di un rituale di passaggio dall’età giovanile a quella adulta, mentre nel rito dei Ludi le lotte e le danze fungevano come forme educative e di divertimento.
Altri termini usati per infamare le donne sono facili da interpretare all’origine di Roma, quando le prostitute sono proprio chiamate “lupe”.

Interviene sul tema del “vestire i panni dei lupi” Giulia Marchioni approfondisce le maschere e le donne nella cultura dei nativi della costa nord-occidentale (Canada). Molti oggetti delle tribù locali riprendono infatti le forme stilizzate della figura del lupo, riscontrabile sia in oggetti sacri che profani e diritti un forte segno di identificazione culturale per le tribù. Tra gli oggetti sacri, le diverse tipologie di totem, quali funerari, commerciali, memoriali o di benvenuto, ne sono un esempio.

… e nella leggenda

Gli oggetti non sono invece legati alle leggende sulla convivenza tra uomo e lupo. Le leggende hanno un valore sociale poiché sono totem raccontano gli incontri tra i viventi e gli antenati. Quest’ultimi vengono spesso raffigurati con sembianze animali, tra cui anche il lupo. Le maschere, invece, possiedono un valore sacro e vengono indossate durante le danze in cui spesso non mancano travestimenti con la pelle dei lupi. Il continuo divenire di questa invenzione di immagini è sempre evidente nelle arti visive ed è ciò che più dà forma e valore agli oggetti della cultura del mondo.

In conclusione, Luigi Canetti afferma quanto sia contraddittoria per le diverse epoche e culture la figura del lupo. Durante il Rinascimento il lupo viene considerato affascinante per le sue capacità metamorfiche e per il suo mascheramento. Per il Cristianesimo risulta invece un animale diabolico e pericoloso per il suo confine tra l’uomo e il felino.

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