La costruzione 3D dello Studiolo di Belfiore

La costruzione 3D dello Studiolo di Belfiore

Ricostruire il passato in 3D non è un’operazione semplice. Nei molti campi dove oggi si usa la Computer Grafica (come il cinema, la pubblicità, i videogiochi), l’immaginazione è l’ingrediente principale.

La storia ci impone invece di attenerci quanto più strettamente possibile alle fonti, ossia alle testimonianze che oggi ci rimangono di un passato che assomiglia tante volte a un puzzle del quale non abbiamo mai tutti i pezzi. Inoltre ricostruire attraverso immagini e non attraverso la scrittura richiede dati più precisi come misure, lunghezze, altezze, materiali e colori: dati che difficilmente arrivano a noi dal passato attraverso le fonti.

Dunque il primo e più importante lavoro per una ricostruzione storica 3D è proprio la raccolta delle fonti e di tutte quelle informazioni chi ci possono aiutare a rendere un tassello del puzzle quanto più simile possibile a come doveva apparire secoli fa.

Quanto era grande lo Studiolo? il modello 3D semplice​

Così accade anche per lo Studiolo di Belfiore, del quale oggi non rimane nulla né abbiamo molte informazioni su come dovesse apparire nel primo Quattrocento.

La nostra fonte principale è un documento storico, l’Autentico dei Lavoratori, nel quale sono stati registrati i compensi forniti ai diversi artigiani per la creazione dello Studiolo e la descrizione di quello che dovevano fare.

Grazie a questa fonte sappiamo ad esempio:
– le dimensioni della stanza: 6.4 metri in lunghezza, 8 metri in profondità
– che vi erano 2 finestre alte 1.6 metri e larghe 0,9
– il tipo di finestra: con oculi di vetro, per la precisione 346 per ciascuna finestra

Da questi primi dati abbiamo creato il modello 3D dello studiolo, semplice e con i suoi soli volumi.

Studiolo Belfiore costruzione 3D Gallerie Estensi Ferrara

Quanto era alto? Le tarsie e le Muse​

Per determinare l’altezza ci siamo basati su due fattori, sapendo che le pareti erano divise in 2 “parti”:
– una inferiore, che ospitava delle tarsie in legno alta più o meno 1.80 metri
– una superiore, dove erano posizionate le tele raffiguranti le muse (delle quali abbiamo le ,misure)

Se molte delle tele raffiguranti le Muse sono ancora oggi identificabili con dipinti custoditi in diversi musei del mondo, delle tarsie purtroppo non sappiamo nulla se non il loro autore: Arduino da Baiso, aiutato probabilmente dai fratelli Lorenzo e Cristoforo Canozi da Lendinara.
Per riprodurle digitalmente ci siamo basati su altre opere degli stessi autori, cercando di mantenere forme geometriche semplici e ripetute.

Anche i materiali applicati ai modelli 3D delle tarsie sono stati creati seguendo le indicazioni storiche presenti nell’Autentico dei lavoratori: rovere affogato, quercia e noce sono stati riprodotti in maniera fotorealistica, aggiungendo anche piccole imperfezioni dovute dal tempo.
In questo caso avremo quindi una ricostruzione “per analogia”, con un minore grado di attendibilità storica ma non lasciata completamente alla fantasia del modellatore.

Lo stesso è stato fatto per il soffitto e per la porta di ingresso. In questo caso sono stati presi come riferimenti alcuni esempi di edilizia ferrarese del Quattrocento.

Nella parete di fronte all’entrata sono state infine collocate le tele delle 6 Muse che possono essere identificate come appartenute al corredo decorativo dello Studiolo.

Le riproduzione digitali ad alta risoluzione sono state dapprima equalizzate tramite Photoshop nelle luci e nel bilanciamento dei colori, così che potessero apparire il più omogenee possibile.

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Marco Orlandi

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