L’altra faccia del Prof. Mauro Perani: disegni, poesia, musica

L’altra faccia del Prof. Mauro Perani: disegni, poesia, musica

I nostri lettori conosceranno il prof. Mauro Perani per i suoi corsi, le ricerche e i fondamentali contributi nell’ambito dell’ebraistica. Ma in quanti conoscono invece la sua passione per l’arte? Infatti fin dall’adolescenza disegna, scrive e suona la chitarra.
Per approfondire questo lato creativo siamo andati a trovarlo nel suo studio per intervistarlo. Qui siamo stati subito accolti dai suoi particolarissimi disegni composti da intricate ragnatele di linee.

Buongiorno prof., vorremmo farle alcune domande riguardo i suoi disegni. Da quanto tempo dipinge?

Dipingo più o meno da quando avevo 15-16 anni. Facevo disegni ad olio, o ad acquerello e a china ma da una decina di anni mi dedico soprattutto alla china su carta.

Che cosa rappresenta l’arte per lei?

Per me l’arte è la bellezza e l’armonia e nasce da un bisogno interiore fatto di sensazioni e di sentimenti che genera la mia mente piuttosto vivace. La fantasia illimitata ha bisogno di essere manifestata e materializzata in immagini, o in poemi o in un canto. Per me tutto ciò è una vera  terapia. Da sempre gli artisti e i poeti sanno bene che l’ispirazione e la creatività sono assolutamente legate alla luna e alle sue fasi. Intendiamoci, non si tratta di magia, ma della gravitazione universale per cui la luna fa le maree, e le fa anche su di noi, nei nostri liquidi che sono una parte enorme del nostro corpo. La luna riveste un’importanza fondamentale in qualsiasi processo: fisiologico, creativo, umorale; la luna è anche uno dei miei soggetti preferiti, che ricorre spesso nei miei disegni e nelle mie fotografie su Facebook. Sento che nei momenti di luna crescente la mia energia vitale e creativa, in senso freudiano, aumenta in maniera rilevante, allo stesso modo in cui fa le maree; mentre quando la luna è calante alla fine della quarta settimana mi sento spompato e inconcludente.

Prof. quali sono le sue fonti di ispirazione?

Nei miei disegni e dipinti sono ispirato da artisti come Picasso, De Chirico e Modigliani. La scomposizione e de-strutturazione delle figure di Picasso è uno stile che utilizzo spesso nei miei lavori così come amo molto i colli allungati di Modigliani o le teste enormi e ovali di De Chirico. Non ho avuto nessun maestro: sono un autodidatta, sia per l’arte, sia per le poesie e la musica. I miei lavori nascono in modo totalmente spontaneo.

Cosa ci può dire invece delle sue poesie?

Alla poesia mi sono dedicato un po’ più tardi rispetto al disegno, verso gli ultimi anni Settanta del Novecento. È una passione che ho ereditato da mia madre, che faceva l’insegnante elementare e aveva frequentato le scuole magistrali.

Nel suo libro “Sóm del Castèl perché… Puisìe per fa filòs” lei scrive anche poesie in dialetto, giusto? Usa uno stile particolare?

Sì, ne faccio tante nel dialetto del mio paese, Castel Goffredo in provincia di Mantova. Mi piace molto perché è un po’ “ostrogoto”, specialmente nel modo in cui pronunciamo di suoni lombardi o tedeschi come la ö, la ü e la å. Ma molte di più in italiano. Oggi i ragazzi non conoscono più i dialetti, difficilmente li parlano, e al massimo li capiscono se li parlano i loro genitori. Per questo spesso, anche in Facebook metto dei testi di poesie in dialetto, ma accompagnati dall’audio della mia lettura dialettale, per i giovani che, altrimenti non lo capiscono. Scrivo in rima e sono un grande estimatore della poesia classica in metrica e in rima, ossia quella tradizionale che ahimè si sta perdendo al giorno d’oggi.

Sappiamo anche che suona la chitarra. Prof. quali sono i suoi cantanti preferiti?

Amo più di tutti i testi e le canzoni di Fabrizio De André, specialmente quelli della sua prima maniera, che so cantare tutti accompagnandomi con la chitarra e che sono anche fonte di ispirazione nei miei disegni. Vi faccio un esempio: a volte nei miei disegni faccio sbocciare fiori dal sedere delle figure. Mi ha ispirato questa idea la celebre frase di De André: “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”. Fra l’altro mi sono accorto che in questo sono stato preceduto in un’opera quattrocentesca del pittore olandese Hieronymus Bosch (1453 – 1516), che ha rappresentato questo tema nel suo Trittico del Giardino delle delizie.

So anche suonare con la chitarra e l’armonica a bocca tenuta sul suo supporto insieme e contemporaneamente, come Bob Dylan, ad esempio la famosissima canzone Blowing in the Wind che egli compose nel 1962 e divenne notissima nel Sessantotto.

Grazie mille per il suo tempo e buon lavoro!

Grazie a voi, è stato un piacere.

A cura di Francesco Malaguti, Margherita Lanconelli e Martina Surace

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