La scansione 3D nel campo dei Beni Culturali

La scansione 3D nel campo dei Beni Culturali

La scansione 3D è un processo che permette di catturare la superficie di un oggetto e visualizzarlo in tre dimensioni. Grazie a questo è possibile ottenere non solo le misure esatte dell’oggetto, ma anche la digitalizzazione di ogni sua parte. Per effettuare la scansione 3D di un oggetto si utilizza uno strumento chiamato scanner 3D.

La scansione 3D consente di ottenere una copia digitale che può essere utile a preservare la memoria dello stato di fatto dell’oggetto. Nel campo dei Beni Culturali, gli scanner 3D vengono utilizzati per digitalizzare oggetti di origine:

  • archeologica
  • archeo-antropologica
  • storico-artistica
  • paleografica
  • musicologica

Esistono numerose tipologie di scanner. Queste si distinguono tra loro per come acquisiscono il volume dell’oggetto. Negli ultimi anni, gli sviluppi in questo settore hanno portato alla creazione di strumenti che garantiscono un lavoro fluido ed efficiente.

Tra le tipologie di scanner più diffuse è particolarmente utilizzata quella a luce strutturata. Gli scanner a luce strutturata proiettano pattern di luce bianca e/o azzurra sulla superficie dell’oggetto. La deformazione di queste griglie luminose, rilevata dalle fotocamere dello scanner, consente al software di elaborare la forma dell’oggetto.

I vantaggi:

L’accuratezza di questi scanner è molto elevata; inoltre le fotocamere dello strumento assicurano la resa dei colori, ovvero le texture dell’oggetto.

I principali vantaggi della tecnologia a luce strutturata per la scansione 3D sono la sua velocità, la risoluzione e la versatilità. Un ulteriore vantaggio consiste nella sua semplicità di utilizzo anche per i non esperti.

Il caso di oggetti "fuzzy" come i capelli

I limiti:

La tecnologia a luce strutturata presenta anche dei limiti. Le scansioni all’aperto e con la luce del giorno producono di norma scarsi risultati, soprattutto se le condizioni di luminosità variano. Si riscontrano delle problematiche anche nel caso di oggetti “fuzzy” (come i capelli), trasparenti, scuri, complessi e con geometrie o texture ripetute.

Alcune di queste difficoltà possono essere superate proprio grazie alla luce proiettata dallo strumento. I lampeggii con cui il pattern è emesso servono infatti a limitare le interferenze della luce ambientale. Variandone la frequenza (in Frame per secondo – Fps), se il software di riferimento lo permette, è possibile migliorare le capacità di acquisizione su materiali o oggetti difficili.

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Federica Collina

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