Ciclo pittorico

Il duca Federico da Montefeltro aveva dotato il suo studiolo del palazzo di Gubbio di un apparato decorativo dipinto che correva sopra i pannelli lignei intarsiati, in linea con quello di Urbino con le sue ventotto tavole con gli Uomini famosi. La prima attestazione documentaria di questa decorazione la si trova in una relazione del 1631 in cui si parla di “uno studiolo con le scansie intarsiate, e pitture”.
Questo apparato pittorico fu disperso nel 1673 quando un maestro di legname e un manovale furono impiegati nello schiodare “alcuni pezzi di pittura in tavole” che evidentemente erano ancorate in modo complesso alla struttura sottostante.
Tali documenti non chiariscono la tipologia della decorazione dipinta nè tantomeno i soggetti che vi erano raffigurati. Un ruolo importante lo gioca però l’iscrizione posta sul bordo superiore dei pannelli dello studiolo che, nella sua allusione a uomini eccelsi per ingegno e cultura inginocchiati a capo scoperto di fronte ad una ‘veneranda madre-nutrice’, sembra designare un soggetto specifico e particolare:

Aspicis aeternos venerandae matris alumnos / doctrina excelso ingenioq. viros / ut nuda cervice cadant ante / [ora parentis / supplic/iter Flexo Procubuere genu] / iustitia pietas vincit reverenda nec ullum poenitet altrici succubuisse suae (Raggio 2007).

Tale iscrizione potrebbe riferirsi ad un ciclo con le Arti liberali di cui sono noti quattro pannelli, due alla National Gallery di Londra e due già al Kaiser Friedrich Museum di Berlino, scomparsi nell’incendio di una parte del museo alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

La Retorica e la Musica, National Gallery, London

Secondo le ipotesi prevalenti, le tavole di Londra rappresenterebbero la Musica e la Retorica e quelle di Berlino, che possono essere studiate solo attraverso fotografie precedenti gli eventi bellici, l’Astronomia e la Dialettica.
Le quattro figure allegoriche femminili raffigurate nei pannelli siedono su troni dorati secondo il modulo iconografico tradizionale riservato alle Arti del Trivio e del Quadrivio. Ai piedi di ognuna delle allegorie è inginocchiato un diverso personaggio maschile, a capo scoperto, mentre un’iscrizione con i titoli di Federico corre sulla cornice dipinta sullo sfondo. La Dialettica, già a Berlino, viene raffigurata mentre consegna un libro a Federico da Montefeltro, contraddistinto dai suoi emblemi araldici e ben riconoscibile nelle sue fattezze. Nell’altra tavola, una più anziana Astronomia mette una sfera armillare nelle mani di un uomo barbuto di mezz’età.
Nelle uniche tavole superstiti ora a Londra, la Musica indica ad un giovane inginocchiato di fronte a lei, colto nell’atto di contare con le dita, un organo portatile collocato sui gradini. Nel giovane musico si è identificato il teorico della danza e maestro di Federico da Montefeltro Guglielmo Ebreo convertitosi poi con il nome di Giovanni Ambrosio. Nel secondo dipinto la Retorica consegna un libro aperto ad un giovane di spalle e ugualmente inginocchiato.

Il duca Federico e Guidobaldo ascoltano un’orazione, Hampton Court

Al ciclo delle Arti liberali è stata associata talvolta anche la tavola, di maggiori dimensioni, con Il duca Federico e Guidobaldo ascoltano un’orazione ora nella collezione reale inglese di Hampton Court.
Le proposte di ricollocazione dei dipinti all’interno dello Studiolo sono varie ma devono comunque tenere in considerazione fattori diversi tra loro correlati: l’iconografia e la loro pertinenza ai gruppi delle arti del Trivio e del Quadrivio; la corrispondenza tra le Arti Liberali e gli oggetti raffigurati nei sottostanti pannelli intarsiati; l’impostazione prospettica così come la provenienza della fonte luminosa dei vari dipinti da armonizzare con la loro posizione immaginata all’interno dello studiolo; la coerenza della posizione assegnata alle varie Arti Liberali con l’iscrizione che correva sul bordo superiore delle tavole, così ricostruita secondo la traccia di quella presente nello studiolo di Urbino:

Federicus Montefeltrius Dux Urbini Montis Feretri ac Durantis Comes Ser[enissimi Regis Siciliae Capitaneus generalis Sancteque Romane] Ecclesie Confalonerius.

Le ultime ricostruzioni pongono la Retorica e la Dialettica sul lato lungo alla sinistra della porta, mentre la Musica e l’Astronomia andrebbero collocate sul lato corto d’ingresso. Un’altra ipotesi propone di situare la Retorica e le arti del Trivio sempre sulla parete lunga a sinistra ponendo la Astronomia e la Musica su quella di fondo. Nella replica lignea dello studiolo viene riproposta l’Orazione di Hampton Court sopra la porta, le arti del Trivio sulla parete lunga per concludere con l’Astronomia e la Musica su quella di fondo. Le varie ricostruzioni proposte presentano tutte vari punti di criticità non soddisfacendo completamente i requisiti sopracitati.
Per le due tavole superstiti con la Retorica e la Musica di Londra, l’attribuzione stilistica si divide tra Giusto di Gand, autore di una parte degli Uomini famosi dello studiolo di Urbino, in un arco cronologico compreso tra il 1476 e il 1482, e Pedro Berruguete, la cui presenza sarebbe cronologicamente più coerente. Anche per l’Orazione di Hampton Court si fa il nome di Giusto di Gand.

L’iscrizione del fregio

Il fregio riporta un’iscrizione latina (con grafia umanistica) in distici elegiaci. Il secondo pentametro e la fine del secondo esametro, andati perduti, sono stati in parte ricostruiti grazie a una trascrizione cinquecentesca. Il testo – è stato supposto – doveva riferirsi alle tavole dipinte che sovrastavano il fregio. Ognuna di queste raffigurava un uomo inginocchiato al cospetto di una donna, allegoria di una delle arti liberali.

Trascrizione
ASPICIS ETERNOS VENERANDE MATRIS ALUMNOS
DOCTRINA EXCELSOS INGENIOQUE VIROS
UT NUDA CERVICE CADANT ANTE ORA PARENTIS.
SUPPLICITERFLEXO PROCUBUERE GENU.
IUSTITIA PIETAS VINCIT REVERENDA NEC ULLUM POENITET ALTRICI SUCCUBUISSE SUE

Traduzione (Antonio Ziosi)
Vedi i discepoli immortali della veneranda madre, uomini eccelsi per dottrina e intelletto, vedi come cadono, a capo scoperto, al cospetto della madre. Piegato il ginocchio, si prostrarono come supplici. Grazie alla giustizia, la devozione venerabile trionfa e a nessuno spiace d’esser stato vinto dalla propria nutrice.