Emblemi

Stemma di Federico

Lo Stemma di Federico è uno scudo a testa di cavallo, diviso in quattro quarti in cui sono disposti, alternati, l’emblema della città di Urbino (l’aquila coronata ad ali spiegate) e quello del Montefeltro (fasce diagonali oro su campo blu con una piccola aquila nera nel posto d’onore); al centro vi è il Palo (chiavi incrociate e sormontate da tiara), simbolo del gonfalonierato ecclesiastico, avuto da Sisto IV il 23 agosto 1474. Lo scudo, fiancheggiato dalle iniziali FE /DVX (Federicus Dux), è sormontato dalla corona ducale ed entrambi sono appesi a una ghirlanda di rami di quercia. Quest’ultima, simbolo di vigore fisico e morale, fu usata come impresa già da Antonio da Montefeltro, nonno di Federico.

Collare

Lo sportello intarsiato e illusionisticamente aperto sopra l’ingresso dello Studiolo lascia scorgere il Collare, distintivo degli affiliati al Real Ordine dell’Ermellino, fondato il 29 settembre 1465 dal re di Napoli Ferdinando I d’Aragona. Federico da Montefeltro viene aggregato nel 1474, con una solenne cerimonia tenutasi a Napoli l’11 settembre e la consegna degli statuti, del costume, del collare, attributi specifici dei ventisette cavalieri membri, tra cui alcuni dei più importanti principi italiani. Il collare d’oro è composto di tronchi con tre germogli (qui resi con il legno più scuro) e troni che sprigionano fiamme (in legno più chiaro) alternati tra loro, simboli di rinnovamento e purificazione; il taglio prospettico scelto non lascia scorgere il pendaglio raffigurante l’ermellino bianco, d’oro smaltato, con il motto DECORUM che lo completa, per richiamare: “A li nostri confrati quello solo doverse fare lo quale sia decente justo et honesto…” (Capitolo IX degli Statuti).

Ermellino

L’Ermellino, simbolo di purezza e incorruttibilità, è circondato dal fango e accompagnato dal motto NON MAI, perché l’animale preferisce essere ucciso piuttosto che vedere macchiato il suo candido manto. Quest’emblema è adottato da Federico subito dopo l’uccisione del fratellastro Oddantonio nel 1444, per allontanare il sospetto di essere stato il mandante della congiura.

Spazzola

La Spazzola è simbolo di purificazione. È l’emblema di Francesco Sforza che Federico adotta per rendere omaggio al condottiero e all’uomo politico che con il suo esempio aveva spesso guidato la sua azione. In questo unico caso la Spazzola è arricchita da un giro di perle, particolarmente amate da Battista, la nipote di Francesco Sforza che Federico aveva sposato nel 1460. Si tratterebbe, quindi, di un omaggio del duca alla famiglia Sforza e alla moglie, morta nel luglio del 1472, sei mesi dopo aver dato alla luce, proprio nel Palazzo di Gubbio, Guidubaldo, l’agognato erede maschio.

Giarrettiera

La Giarrettiera rimanda all’insegna dell’Ordine cavalleresco fondato nel 1349 da Edoardo III d’Inghilterra, che vi ammise ventiquattro cavalieri scelti tra la nobiltà inglese. Edoardo IV estende il riconoscimento anche a stranieri illustri, uomini di rilievo nelle alleanze politiche da stringere o rafforzare. Così vengono iscritti nel 1450 il re di Napoli Alfonso I e dodici anni dopo il suo successore Ferrante I; nello stesso anno anche il milanese Francesco Sforza riceve le vesti e le insegne dell’Ordine. Nel settembre del 1474, con una cerimonia svoltasi a Grottaferrata dove lo raggiungono gli ambasciatori del re, è Federico da Montefeltro ad essere introdotto nell’esclusivo circolo, i cui membri mostrano sul polpaccio sinistro un nastro azzurro bordato di perle e chiuso con una fibbia d’oro da cui pende una perla. Sul nastro è ricamato HONI SOIT QUI MAL Y PENSE (Infame è chi pensa male); il motto evoca l’esclamazione in francese antico di Edoardo III, chinatosi a raccogliere la giarrettiera caduta ad una dama, con gesto di grande galanteria.

Struzzo

Lo Struzzo simboleggia la tenacia, la capacità di superare le avversità. Stringe nel becco una punta di lancia e in una banderuola è riportato, in tedesco antico, il motto IHC ANVORDA[O]EN GROSSO (Posso digerire un grosso ferro).

Pugnale

Il Pugnale intarsiato è un’arma da parata, appesa tramite il laccio con cui solitamente si assicura alla cintura. L’eleganza del fodero è ispirata ad un modello in cuoio verosimilmente impreziosito da elementi metallici. L’impugnatura si fregia di una rosa centrale con pietre preziose; nel pomello vi è lo stemma del Montefeltro, inquartato con fasce diagonali e una piccola aquila nera.

Armi e corazza

Dietro le ante si scorgono parti di un’armatura: in basso due gambiere, un guanto di ferro con dita snodate, due speroni con terminazione a stella, una mazza, l’oggetto contundente che completa la dotazione da parata.
Nel ripiano più altro è collocato un elegante elmo “all’antica” ricoperto di stoffa, un modello diffuso nella seconda metà del XV secolo. Il bordo in metallo prezioso è ornato da gemme. Sulla calotta è riprodotto il sole raggiato su cui poggia l’Aquila, simbolo del Montefeltro; con gli artigli sostiene lo stemma di Federico.
Nel 1473 Antonio del Pollaiolo raggiunge Urbino per consegnare l’elmo d’argento che la Repubblica fiorentina aveva promesso in dono a Federico dopo la vittoria di Volterra, l’anno prima. Si può forse cogliere qui il ricordo di quel dono prezioso di cui resta testimonianza solo nelle cronache.
Sulla panca al di sotto dell’armadio è posta la spada ducale avuta da Sisto IV nel settembre del 1474 nel corso della solenne cerimonia di conferimento del titolo, già riconosciutogli nel marzo precedente e dopo aver ufficialmente ricevuto in agosto il gonfalonierato della Chiesa.

Lingue di fuoco

Le Lingue di fuoco, combinate con le iniziali FD in caratteri gotici, sono un simbolo personale di Federico. Le Lingue – o meglio le fiamme d’amore – fregiavano la livrea degli Accesi, i giovani adepti della Compagnia della Calza di cui Federico fece parte durante i quindici mesi trascorsi a Venezia, a partire dal febbraio del 1433.

Pappagallo

Il Pappagallo è l’animale esotico che regnanti e papi amano tenere in casa per la sua capacità di ripetere voci umane. Per questo è assunto a simbolo della Retorica, l’arte del dire, del persuadere con le parole, un’abilità indispensabile al buon politico.
Nel marzo del 1475 proprio nella “camera del pappagallo” degli appartamenti papali Federico riceve da Sisto IV la Rosa d’oro, un’onorificenza di gran prestigio che forse si intende evocare attraverso l’immagine in questa tarsia.

Gru

La Gru è rappresentata con una pietra tra gli artigli della zampa alzata; se si addormenta il tonfo del sasso che cade la ridesta. Per questo è simbolo della Vigilanza, qualità necessaria a ogni uomo politico.

Specchio

Lo Specchio acquista in questo contesto un significato del tutto particolare. Sulla cornice sono intarsiate le Lingue di fuoco, emblema personale di Federico, tra le quali si inseriscono le lettere G / BA / LDO / DX (A Guidubaldo Duca), un omaggio a Guidubaldo, succeduto a soli dieci anni nel titolo ducale al padre, morto a Ferrara nel settembre del 1482. È così sintetizzata la successione alla guida del Montefeltro, con l’invito al giovane erede di lasciarsi guidare dalla virtù, simboleggiata dallo specchio che permette la conoscenza di sé stessi e della verità.

Olivo

L’Olivo, simbolo di Pace, è uno degli emblemi più antichi dei Montefeltro. In questa posizione potrebbe assumere un significato benaugurante per il giovane Guidubaldo, trattandosi anche dell’attributo classico di Minerva, dea della Sapienza.

Fascetti di elementi cilindrici

Sulla panca della parete destra dello Studiolo sono disposti due fascetti di elementi cilindrici, probabilmente candele non ancora utilizzate. Potrebbe trattarsi di un’allusione all’incipiente governo di Guidubaldo, che sta per prendere in mano la guida del Montefeltro, significativamente richiamato dagli stemmi sullo schienale. Alla morte del padre il giovane erede sarà guidato dal reggente Ottaviano Ubaldini della Carda, che rimarrà suo fido consigliere anche dopo il raggiungimento della maggiore età.