L’ambiente culturale

La quattrocentesca Gubbio fu teatro di incontri fecondi tra scrittori, poeti, letterati e uomini di potere del tempo? In effetti molti personaggi di rilievo, in relazione con i Montefeltro, vissero o soggiornarono tra le sue mura, sia pure per breve tempo. Sfogliando le carte della Cronaca di ser Guerriero, e considerando solo il periodo della signoria di Federico da Montefeltro, sono citate molteplici, illustri presenze.

Federico da Montefeltro con il piccolo Guidubaldo

È noto che Antonio e Guidantonio leggevano, possedevano volumi propri e si dilettavano a comporre poesie. I loro figli erano molto colti. Federico fu un forte lettore, appassionato di storia e collezionista di una notevole biblioteca, ricca di preziosi codici manoscritti. Il figlio Guidubaldo, nonostante i rovesci di fortuna, non fu inferiore al padre riguardo alle cose letterarie e la sua vivace corte è stata immortalata nelle pagine del Cortegiano da Baldassarre Castiglione. Non pochi cancellieri dei feltreschi, inoltre, furono anche scrittori e animatori della corte urbinate, tra essi: Angelo Galli, Agostino Staccoli e Pierantonio Paltroni. Gli scrittori e i letterati che ruotavano alla corte di Urbino si recavano anche in altri centri dello Stato, seguendo gli spostamenti dei governanti, in particolari occasioni. Nel XV secolo, essendo Gubbio la seconda città dello Stato, non di rado i conti e poi duchi di Urbino vi si recarono. Essa, tuttavia, sia chiaro, non fu un centro propulsore di attività intellettuali e poetiche di grande respiro e se poeti e scrittori di vaglia vi soggiornarono, certamente questi vi si trovarono di passaggio, al seguito dei signori di Urbino. La città, tuttavia, fu sede, verso la metà del Quattrocento, di uno scriptorium che forse annoverava una attività ancora più antica.

Una pagina della Bibbia di Federico da Montefeltro

Qui è noto che, nel febbraio del 1471, Federico Veterani, uno dei copisti di codici di Federico da Montefeltro e più tardi, ai tempi di Guidubaldo, bibliotecario della “libraria” di Urbino, terminò la trascrizione del suo primo codice. Ciò non significa, tuttavia, che non vi fosse a Gubbio una produzione poetica e un certo fervore intellettuale, anche se questi vanno inquadrati nell’ambito di una cultura per lo più stretta entro i limiti cittadini, con prodotti interessanti come fenomeno di costume sociale, ma di scarsa importanza letteraria. Si può citare, ad esempio: Guidone Pecci , magister della rinomata Scuola di Grammatica cittadina. Sembra, inoltre, che anche i cittadini più in vista componessero versi, se ne hanno informazioni, fornite da Vincenzo Armanni, su Ramondino Panfili. Tra gli altri notabili eugubini, che nel corso del Quattrocento scrissero rime, trattati e prose, vanno ricordati l’eclettico Jacopo Manni: medico, teologo, matematico e astronomo; Angelo Massarelli compositore di una Cronaca di Gubbio dal 1380 al 1404, purtroppo oggi irreperibile; Comino Morcini, curatore di una libera trasposizione in volgare dell’Eneide; il religioso Francesco di Paolo, che compose una De via ad perfectionem vitae spiritualis, Andrea di Marino Pecci autore di una Grammatica latina e un Commento sopra le lettere di Seneca, il già ricordato Guidone Pecci, figlio di Andrea, che, oltre ai sonetti, scrisse una Grammatica latina
Una trattazione particolare va riservata alla nobildonna Cleofe Borromei Gabrielli, poetessa attiva in Gubbio nella seconda metà del Quattrocento, anche se si tratta di una figura eccentrica nel panorama culturale della Gubbio del tempo. La sua fama letteraria è legata ad un poemetto d’encomio rivolto a Borso d’Este, nel tempo in cui egli ricevette la nomina papale di duca di Ferrara.