Il passaggio alla Biblioteca Apostolica Vaticana

Nell’ottobre 1643 la biblioteca federiciana viene visitata da Lukas Holste (Luca Olstenio), uno dei più importanti eruditi del periodo nonché illustre bibliotecario del cardinale Francesco Barberini; in quell’occasione egli rimane sbalordito di fronte alla ricchezza della raccolta, sia per quello che riguarda la bellezza dei volumi che per il pregio e l’importanza delle opere in essi contenuti. Nel 1653, anno che vede la sua nomina a primo custode della Biblioteca Apostolica Vaticana, egli inizia a pianificare l’acquisizione della collezione urbinate, iniziativa che viene però valutata con vera attenzione solo con l’elezione di papa Alessandro VII Chigi, appassionato bibliofilo e già proprietario di una delle raccolte librarie più ricche di Roma.

La notizia di un possibile interessamento alla collezione da parte della regina Cristina di Svezia spinge Holste ad accelerare le trattative con la Comunità di Urbino per il tramite del cardinale legato Luigi Omodei. Il momento è d’altronde propizio: la città è in piena crisi economica ed è soffocata da debiti che ammontano a 60.000 scudi, è quindi probabile che la stessa sia interessata a cedere la biblioteca lasciatale in eredità da Francesco Maria II Della Rovere in cambio di una cifra adeguata. Oltretutto la raccolta libraria è già da tempo scarsamente utilizzata e mostra evidenti segni di degrado, ulteriore motivo per rilevarla e prendersene cura in modo appropriato. Le difficoltà economiche e l’insistenza del potere pontificio finiscono in breve per spezzare la resistenza iniziale, tant’è che il Consiglio cittadino è costretto a deliberarne la vendita nel giugno del 1657.

Papa Alessandro VII Chigi

Il 7 agosto dello stesso anno Alessandro VII con motu proprio dispone di condurre i volumi da Urbino a Roma per metterli in salvo dal deperimento e riporli in un luogo onorevole all’interno della Biblioteca Vaticana, un luogo da decorare con gli emblemi dei Della Rovere e nominare “Libreria de’ Duchi di Urbino“. Tutta la fase di inventariazione, allestimento delle casse e trasporto viene affidata alle sapienti mani di Lukas Holste il quale si dimostra estremamente scrupoloso nel portare a termine la sua missione nel modo più accurato e celere possibile. I tempi per la preparazione del viaggio si allungano però fino alla fine del mese di ottobre: solo allora è finalmente possibile dare il via al trasferimento. Dopo 41 giorni, il 4 dicembre 1657, una carovana di muli giunge a Roma con 61 casse di libri (più due contenenti altrettante parti di un bellissimo leggio appartenuto a Federico da Montefeltro) destinati a riempire 17 armadi predisposti presso la Galleria di Urbano VIII della Vaticana.

Fin dal suo arrivo a Roma alla collezione vengono somministrate diverse cure e attenzioni; i volumi sono suddivisi per lingua, catalogati e collocati negli armadi, non prima di avere proceduto alla sostituzione delle legature di alcuni di essi (soprattutto i manoscritti latini) con coperte riportanti lo stemma pontificio di Alessandro VII. Queste pratiche, da cui sono derivati di volta in volta accurati inventari, hanno continuato a essere applicate a più riprese nel tempo dai vari custodi e bibliotecari, a seconda anche delle volontà dei vari papi succedutisi, fino ad arrivare ai giorni nostri quando i libri di Federico e dei suoi successori hanno finalmente trovato la loro consacrazione definitiva sotto il nome di “Fondi Urbinati” inseriti nella Sezione Manoscritti della Biblioteca Apostolica Vaticana.