Il Palazzo Ducale

Nel 1384 i Montefeltro, al culmine degli scontri tra le fazioni cittadine, ottengono il controllo di Gubbio. Un documento del 1388 indica la dimora del conte Antonio in uno stabile vicino alla cattedrale.
Con la costruzione di Palazzo dei Consoli e del Palazzo del Podestà, decretata nel 1321, le autorità comunali abbandonano la loro prima residenza. Si trattava di due corpi di fabbrica: la cosiddetta Corte Vecchia a monte e il Palazzo della Guardia a valle, uniti tra loro attraverso la Platea Communis la prima piazza pubblica cittadina.

È in questi spazi, incombenti sull’abitato, che si insediano i Montefeltro. A partire dagli anni Sessanta del XV secolo Federico ne promuove la ristrutturazione per la costruzione del Palazzo Ducale. Il progetto è affidato all’architetto senese Francesco di Giorgio Martini. Questi raccorda i volumi originari tramite due corridoi e l’arioso cortile trapezoidale, che occupa lo spazio della piazza medievale.
Negli sporti dei tetti e negli ornati interni la costante ripetizione della sigla FE/DVX (Federicus Dux) sottolinea come gran parte dei lavori del Palazzo Ducale siano avvenuti tra l’estate del 1474, quando Sisto IV riconosce al Montefeltro la dignità ducale, e il 1482, anno di morte del duca.

Solo il 4 giugno 1480 il Consiglio Generale del Comune e del Popolo di Gubbio dona a Federico e ai suoi successori gli edifici su cui è stata costruita la corte nuova, definita magnifica, splendida e sontuosa.
Il duca, come aveva già fatto per Urbino, sceglie i migliori artisti perché ha Gubbio nel cuore: qui è nato – secondo la tradizione nel vicino castello di Petroia – e qui nasce nel gennaio del 1472 il suo unico erede maschio, significativamente battezzato Guidubaldo.
Nel 1492 Giovanni Santi, il padre di Raffaello, nella Cronaca rimata così sottolinea l’eccezionale posizione del Palazzo Ducale:

«Ne qui degio andar dimenticando / dello admirando suo palazzo altero / nella città de Ogobio […]: è volto al cielo orientale / e a mezzodì, a Borea a le sue spalle / acosto al monte, e ancor l’occidentale / cielo riguarda e l’ubertose valle / e lieto pian …».

E non poco stupore si coglie nelle parole di Isabella d’Este che, recatasi in visita alla cognata Elisabetta Gonzaga nella Pasqua del 1494, scrive:

«Lo aparato del palazo è molto magnifico, ultra che da sé sia tanto bello et ben situato, che non sciò se vedessi mai cosa che mi piacesse più di questa, per esser posto in loco che signoreza tutta la città et piano, et ha un giardinetto con una fontana in mezo de grandissima recreazione».

Lo splendore originario del Palazzo  Ducale è oggi intuibile attraverso l’eleganza dell’architettura e gli elementi d’arredo sopravvissuti ai secoli e alle spoliazioni. Il ramo Montefeltro della casata si estingue alla morte di Guidubaldo nel 1508. Questi, adottando il nipote Francesco Maria I della Rovere, scongiura la perdita dello stato urbinate. I Montefeltro della Rovere sviluppano la grande eredità umanistica della corte federiciana, promuovendo il mecenatismo, favorendo letterati e scienziati, disponendo la costruzione di nuove dimore. La scelta di Pesaro, Senigallia e Urbania come luoghi in cui rafforzare la propria presenza con residenze di prestigio pone in secondo piano la casa eugubina.
Con la morte nel 1631 di Francesco Maria II, sopravvissuto al figlio Federico Ubaldo, è disposta la devoluzione del Ducato allo Stato della Chiesa, mentre le proprietà della casata sono ereditate dalla nipote Vittoria della Rovere, figlia di Claudia de’ Medici. Nel 1666 l’amministratore dei beni della duchessa cede il Palazzo in enfiteusi alla famiglia Galeotti e poi, dal 1721, ai Balducci, con la clausola di impiantarvi un qualche opificio per la popolazione locale; tracce di una filanda da seta e di una fabbrica di cera sono ancora documentate sul finire del XIX secolo.

Nel 1773 l’immobile, passato intanto tra i beni della Camera Apostolica, è comperato dalla famiglia Balducci per 1000 scudi romani; i nuovi proprietari avviano la vendita sistematica di gran parte degli arredi interni, fino all’alienazione nel 1874 del celeberrimo Studiolo, oggi nel Metropolitan Museum di New York.
Il 31 marzo 1905 il Palazzo, già dichiarato monumento nazionale tre anni prima, è acquistato dallo Stato per 11.500 lire.