This Magnificent Cake! – Viaggio in un’Africa di feltro

This Magnificent Cake! – Viaggio in un’Africa di feltro

Ci troviamo nell’Africa coloniale del XIX secolo, più precisamente nel 1885. È proprio in questa data cruciale che Marc James Roels ed Emma De Swaef hanno deciso di ambientare il loro innovativo lungometraggio: This Magnificent Cake! (Ce magnifique gâteau!). Il 1885 è stato l’anno della conclusione della Conferenza di Berlino, tenuta per regolare il commercio e il dominio europeo nell’Africa centro-occidentale. Il film affronta dunque il tema della colonizzazione, l’arroganza europea e le conseguenze per l’Africa, il tutto attraverso uno sguardo intelligente, autoriflessivo e in chiave ironica.

Il lungometraggio viene realizzato con una tecnica che lo rende davvero straordinario: questo mondo, così ovattato e morbido, viene messo in moto dal cosiddetto passo uno, o animazione in stop motion, tecnica che sfrutta una particolare cinepresa, azionata dall’operatore, capace di catturare un fotogramma alla volta. I due registi belgi realizzano così il loro capolavoro, dando vita ai loro personaggi di feltro e facendo immergere lo spettatore in un universo dove tutto è possibile.

This Magnificent Cake! si suddivide in cinque capitoli dal sapore vagamente tarantiniano, e le storie dei protagonisti si snodano e si intrecciano in maniera del tutto inaspettata e imprevedibile. L’unico riferimento temporale che abbiamo è una data, il 1885, e non si riesce a comprendere  l’ordine cronologico delle varie vicende. Quest’ultime si compenetrano improvvisamente, per poi tornare al “normale” svolgimento degli eventi principali. Vediamo dunque rappresentato lo sviluppo delle storie di cinque personaggi diversi tra loro: un re tormentato dai problemi, un pigmeo che lavora in un hotel di lusso, un uomo d’affari fallito in viaggio per una spedizione, un facchino sperduto ed un giovane disertore.

Riuscire a raccontare in maniera coerente le scene che si susseguono nei vari capitoli è un’impresa che ha dell’impossibile. Alcune di queste si presentano completamente prive di logica e, anche guardandole e riguardandole numerose volte, è difficile trovare loro un significato. Al contrario invece, altri episodi riescono a smuovere varie riflessioni che permettono di cogliere la grandezza di questo lungometraggio e, in particolar modo, dei due registi. La loro ingegnosità, infatti, viene messa in evidenza da una scena in particolare, “Il sogno del Re”, appartenente al I capitolo, che suggerisce un rimando storico al colonialismo belga.

Il Re si trova ad una riunione, e la voce narrante spiega che in quel determinato giorno sarà coronato il suo sogno più grande: ottenere una colonia in Africa. Nel frattempo, un uomo sta spiegando la geografia di una particolare regione del Continente nero e, se con lo sguardo si segue la bacchetta, si potrà notare che si tratta del Congo. L’intelligenza di Emma e Marc sta proprio qui:  facendo dunque un passo indietro, alla Conferenza di Berlino, si potrà scoprire che il Congo venne affidato proprio al Re del Belgio, Leopoldo II, che presenta delle somiglianze somatiche palesi con il Re di feltro di This Magnificent Cake!. Il parallelismo che si viene dunque a creare con la nazionalità del sovrano scelto per il film e di quella dei registi è spettacolare, soprattutto perché svelata in maniera elitaria.

Al di là di questa piccola curiosità degna di nota, This Magnificent cake! sviluppa la maggior parte delle sue scene mettendo in evidenza il divario tra europei e nativi, ripercorrendo in modo del tutto originale un pezzo di storia. I colonizzati, vittime di un mondo crudele, vengono emarginati e oggettivizzati: questo è il caso di Ota, il pigmeo che lavora all’Hotel du Roi, ridotto ad un semplice posacenere, con tanto di cartello appeso ad attestarlo. Un altro esempio viene fornito dagli schiavi del Signorotto Von Molle, che cadono da un ponte sospeso per colpa del padrone e l’unica cosa che si sentono dire è:

Dovete guardare dove mettete i piedi, stramaledetto gruppo di bastardi!

Sembra dunque che non ci sia nessuna possibilità per i più deboli di riscattarsi e che il destino che spetta loro in questo film sia la morte.

L’unica conclusione che sembra avere uno straccio di “lieto fine” si trova nell’ultimo capitolo, quando il giovane disertore Luis, fuggito in Africa per sfuggire alla prigione o all’arruolamento, scopre una galleria nascosta all’interno di un palazzo. Questa si dimostrerà una sorta di varco magico, che lo trasporterà in un nuovo mondo dove iniziare una nuova vita.

Gli episodi isolati sopra descritti non sono nulla rispetto all’innumerevole serie di eventi, alcuni della durata di pochi secondi, che troviamo nel lungometraggio. Non risulta del tutto chiaro il significato del titolo, This Magnificent cake!, ma, ragionandoci un attimo, si potrebbe pensare che rappresenti una metafora. I registi, con le loro cinque storie intrecciate, altro non fanno che creare una ricetta: dopo aver prestabilito i vari ingredienti, li hanno mescolati, facendo sì che le loro vicende si fondessero, andando a creare quello che è il risultato: una magnifica torta!

Elena

Disegno di Oscar Hernando Forero Daza.

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