Una Luna chiamata Europa – La vertigine del Divino

Una Luna chiamata Europa – La vertigine del Divino

Dov’è Dio? Dove si nasconde Dio? Perché non vediamo più i suoi occhi e sentiamo più la sua voce? Perché ci siamo rifiutati di sentirlo, di vederlo, di credere in lui! Gli uomini sono sempre più concentrati in sé stessi. Non hanno più fede nel divino, perché i loro sguardi sono sempre più rivolti verso il basso. Verso terra. Ma cosa accadrebbe, se ci fosse qualcosa di così straordinario da spingerci ad alzare gli occhi e a guardare verso il cielo?

Questa è la premessa di Una Luna chiamata Europa. Perciò, non a caso, il film è ambientato in Ungheria fra gli immigrati che tentano di varcare illegalmente il confine e giungere in Europa. Un’impresa temeraria, folle, straordinaria. Tutto parte da un fatto di sangue. Un giovane clandestino, Aryan, viene ferito a morte da un poliziotto. Tuttavia il ragazzo non muore, ma anzi si trasforma in un essere ultraterreno: un moderno angelo capace di volare. Subito viene deportato in un campo profughi. Terrorizzato e in stato di shock, capisce di aver acquisito lo straordinario potere di levitare a comando. All’interno del campo, viene curato dal dottor Stern, medico che vorrebbe sfruttare il suo straordinario potere per far soldi, mentre Aryan vorrebbe solo avere un passaporto e ritrovare suo padre.

Una Luna chiamata Europa

Kornél Mundruczó si occupa di un tema vitale nel cinema di oggi: la rinascita metafisica dell’arte occidentale. In Una Luna chiamata Europa questo tema ha una duplice declinazione. La prima è una declinazione politica. Inizialmente infatti il film è una critica sociale. Viene trattato in particolare lo scottante problema dell’immigrazione in Europa (a cui si fa riferimento nel titolo dato che una delle lune di Giove ha avuto il nome del nostro continente) e ancor di più nell’Ungheria che ha impedito l’accesso ai migranti e ha rifiutato qualsiasi tipo di accoglienza.

Poi però, questa critica sociale passa in secondo piano e il tema della rinascita metafisica occidentale assume un valore più mistico. Il film infatti è pervaso da un’aurea surreale che emerge nella manifestazione di un evento incredibile. La levitazione del protagonista infatti trascende i limiti del quotidiano ed è descritta come un qualcosa di straordinario che si sviluppa gradualmente. A differenza di altri film come November, in cui l’irrealtà fa parte del quotidiano, in Una luna chiamata Europa, il divino invece scatena tutto il suo fascino ancestrale: diventa un qualcosa di spaventoso e magnifico che affascina e terrorizza per la sua straordinaria portata.

Una Luna chiamata Europa

L’atmosfera mistica poi è accentuata anche dalla psicologia biblica dei due protagonisti: Aryan infatti è un angelo sporco, sudato e affamato. Come in Unbreakable di M. Night Shyamalan, egli impara a conoscere gradualmente la grandezza del suo potere, grazie alla purezza dei suoi sentimenti. L’ingenuità di Aryan però viene sfruttata da Stern medico alcolizzato e cinico, che diventerà poi un suo fedele difensore e infine il suo profeta.

Tecnicamente parlando, Una Luna chiamata Europa è una congiunzione di piani sequenza. Mudruzcò si cimenta con la tecnica cinematografica più ambiziosa e realizza dei movimenti di macchina che sono pura magia, raggiungendo una maestria tecnica pari a quella di Cuaròn ne I figli degli uomini. Infatti lo stile adottato per i piani sequenza si differenzia in base all’elemento a cui appartengono: i piani sequenza girati in terra sono ipercinetici, nevrotici, quelli aerei invece sono lenti e cristallizzati.Una Luna chiamata Europa

Il regista riesce quindi a mescolare il realismo emotivo con la fantascienza distopica. La Budapest in cui è ambientata la storia è una fusione fra una realtà distopica alla Blade Runnner e la moderna capitale ungherese. Una moderna Gomorra, dominata dalla corruzione, dall’intolleranza e dal disordine e controllata da una polizia di stampo nazista.

Questo Inferno però non è immune alla redenzione. Infatti nell’ultima sequenza del film, un bambino, mentre gioca a nascondino, si copre gli occhi per contare. Intanto Aryan vola su Budapest, mostrando al mondo la sua natura divina. Nell’ultimo fotogramma il bambino apre gli occhi, diventando così il primo esempio di una nuova umanità che si lascia alle spalle i tormenti della storia, per riscoprire una nuova dimensione ultraterrena: la dimensione celeste.

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