De Cataldo al Ravenna Nightmare Film Festival

Ieri, 2 novembre, è stato ospite al Ravenna Nightmare Film Festival Giancarlo De Cataldo, autore di Romanzo criminale e Suburra. Un personaggio modesto, almeno in apparenza, quello che si è fermato a parlare con Nevio Galeati, presidente dell’associazione GialloLuna NeroNotte, davanti a un pubblico numeroso per l’occasione.
Disponibile e simpatico ha deliziato gli spettatori con le sue opinioni e le sue storie, e dopo più di un’ora di dibattito ha affermato: “Non so voi, il mio prossimo impegno è alle 21, quindi potrei stare qui a parlare per altre due ore”. Il pubblico, affascinato, sarebbe probabilmente rimasto ad ascoltare.

Ma cosa ha raccontato De Cataldo ai suoi auditori? Tra le tante domande, Nevio Galeati ha chiesto allo scrittore come sia stato passare dal romanzo al grande schermo. Risposta coincisa e di grande impatto quella di De Cataldo: “Un tradimento”. Ci ha spiegato che letteratura e cinema utilizzano due linguaggi completamenti diversi. Alcuni scrittori quando decidono o accettano di trasformare la propria opera in un film, rimangono fedelissimi al testo scritto e non tollerano variazioni; De Cataldo non è tra questi e, ieri, ha raccontato un simpatico aneddoto riguardante una scena del film Romanzo criminale girato da Michele Placido. Alla morte del libanese la sua banda, nel libro, decide di vendicarlo; nel film Placido vuole qualcosa in più. De Cataldo ha narrato come tutto lo staff del film si fosse messo a pensare a come cambiare la scena per adattarla al linguaggio cinematografico. Il gruppo del libanese decide di rubare la bara, compiere un funerale privato e celebrare l’amico morto con una spaghettata servita direttamente sulla cassa da morto. In modo simpatico De Cataldo afferma: “alla fine eravamo tutti convinti e l’unico dubbio era se fosse meglio la carbonara o l’amatriciana”.

Nevio Galeati ha poi condotto il discorso verso il tema della produzione cinematografica italiana, e De Cataldo ha affermato che in Italia si scrive moltissimo ma si produce poco cinema, e soprattutto poche serie tv che, per lui, sono il nuovo romanzo di formazione dell’800. Ha proseguito, anche grazie a una domanda posta dal giornalista in sala Maurizio Principato, dicendo che spesso in Italia il linguaggio letterario predomina su quello cinematografico e, quando si gira un film, capita che la sceneggiatura abbia maggior importanza della regia e forse è per questo che le serie italiane hanno poco riscontro all’estero. Comunque, prosegue, le case di produzione cinematografiche italiane non hanno attenzione per le serie nonostante gli Stati Uniti considerino l’Italia un terreno fertile da questo punto di vista.

Terreno fertile in che senso? Per De Cataldo la storia italiana, soprattutto quella del Risorgimento, sfonderebbe al botteghino. “Mazzini è un personaggio sul quale si potrebbe fare una serie in 8 stagioni” ha dichiarato. Tutti gli hanno dato del pazzo, ha detto, a pensare di poter proporre una serie del genere ma, afferma, che lo avevano considerato folle anche quando aveva presentato un Romanzo criminale ambientato in degli anni ’60 che probabilmente non interessavano a nessuno, e si erano sbagliati. De Cataldo continua dicendo quanto sia importante la storia e quanti spunti potrebbe dare per produrre serie tv formative, realmente utili per il pubblico. Gli americani hanno investito sulla storia dei Borgia creando una serie di grande successo e lo hanno fatto riadattando i fatti e gli avvenimenti reali al linguaggio cinematografico e al gusto del pubblico, cosa che in Italia non abbiamo ancora imparato a fare.

De Cataldo ci ha detto che ultimamente inizia a diffondersi l’idea che il periodo auge delle serie TV stia volgendo al termine, ma lui non è d’accordo: è convinto che sia un ambito pieno di opportunità, con ancora tanto da esprimere.

De Cataldo ha risposto alle domande con il pubblico con cortesia e gratitudine e, prima di congedarsi, ha deciso di regalare alla platea un simpatico aneddoto.

Mi trovavo su un taxi diretto all’aeroporto, il taxista si volta e mi dice:

“Oh ma tu sei quello che ha scritto Romanzo Criminale?”

“Si, sono io.”

“No, fratè, bella, tra i due libri che ho letto è quello che mi è piaciuto di più.”

Incuriosito e abbastanza onorato di essere stato scelto anche da chi non è appassionato alla letteratura, gli chiedo:

“Per curiosità, qual è l’altro libro che ha letto?”

Apre il cruscotto dicendo:

“Me l’ha regalato la mia ragazza ma è noioso…”

e mi mostra Come smettere di fumare.

Tra le risate, l’ammirazione e gli applausi del pubblico si è alzato e, dopo gli autografi, si è recato al teatro Rasi di Ravenna dove è andato in scena alle ore 21:00 il suo ultimo spettacolo teatrale Gul.

Immagine dallo spettacolo teatrale Gul, scritto da Giancarlo De Cataldo

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