Chimera – genio e hybris

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Ingegnere meccanico prima e imprenditore poi, Maurice Haeems decide finalmente di dedicarsi al suo primo amore: il cinema. Nel 2018 il suo primo lungometraggio, Chimera, è finalmente nelle sale. Personalmente l’ho trovato un film parecchio strano, con una trama interessante e molto ricca, forse fin troppo. Tanti personaggi, tanti temi diversi, dalla ricerca biotecnologica all’amore paterno, c’è così tanto in meno di un’ora e mezza di film che non saprei da dove cominciare.

Il protagonista è il dottor Quint (Henry Ian Cusick), alla ricerca di un modo per tenere in vita i suoi figli, Miles e Flora. Strano direte, ma i due bambini sono affetti da una malattia genetica che (da quanto si può capire) sembra far collassare gli organi interni. In una delle prime scene infatti, vediamo Flora (Kaavya Jayaram) con gli occhi gialli e poco dopo la ritroviamo sotto i ferri per subire un trapianto di fegato, perfettamente eseguito dal padre.

Ecco qui un’altra stranezza: il fegato impiantato nella piccola Flora è quello di un maiale, definito appropriatamente “chimerico”, geneticamente modificato per essere compatibile con il corpo umano. Qui la trama si fa un po’ più chiara, e l’idea che mi sono fatta è quella di un mondo contemporaneo ma futuristico allo stesso tempo, nel quale questa terribile malattia che sta uccidendo le persone necessita di una cura. Quella che sta ricercando Quint ha come fine l’immortalità. Il suo obiettivo è scoprire il segreto che c’è dietro la continua rigenerazione delle cellule, caratteristica della sorprendente turritopsis nutricula: la cosiddetta medusa immortale.

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Il nostro dottore, dopo aver studiato attentamente le proprietà di questo organismo, procede con sperimentazioni continue e ossessive su se stesso, sui suoi figli e sulla moglie in stato di coma. Un folle o un genio? Per me Quint è entrambe le cose. È obiettivamente un genio, uno scienziato indipendente che sta pian piano arrivando a trovare una via per l’immortalità e per il continuo ringiovanimento dell’individuo. Ma, allo stesso tempo, è un Ulisse che varca il limite delle Colonne d’Ercole. Un uomo così accecato dall’idea del successo che non si accorge di star perdendo il rapporto con il mondo reale, con i suoi figli e con sé, un uomo che non vede la fine del tunnel e che continua a percorrere imperterrito la sua strada, fino ad arrivare ad un punto di non ritorno.

Divertente pensare che Quint non è neanche lontanamente il più pazzo del film. Come dicevo, in un’ora e mezza, di cose se ne vedono tante e tra queste troviamo due donne strane ma per niente affascinanti. La prima è Masterson (Kathleen Quinlan), un’assassina dai capelli rossi che costringe Quint a lavorare per lei in cambio di cellule staminali, necessarie alla ricerca del dottore. L’altra, la peggiore, è Charlie (Jenna Harrison). Lei è la classica biondina dal viso pulito che non potrebbe mai fare del male a nessuno, la ragazza dolce che vuole solo aiutare e che alla fine si rivela per quella che è veramente: una psicopatica fuori di testa.

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Chimera è a mio avviso un film che si è messo in difficoltà da solo volendo fare le cose troppo in grande, un po’ come il suo protagonista. Temi molto vasti intrecciati fra loro (amore, mortalità e immortalità, scienza, etica, follia e tutti gli altri) e personaggi dal profilo psicologico così complesso, insieme ad una fotografia che è davvero impeccabile, avrebbero potuto creare un film meraviglioso e completo, se solo fossero stati sviluppati più approfonditamente.

Tenendo però in considerazione il background nel quale nasce questo film, possiamo tranquillamente affermare che Maurice Haeems ha fatto un ottimo lavoro. Infatti, nonostante i suoi difetti, Chimera rimane un film affascinante a modo suo, che fa nascere in chi lo guarda molte domande riguardo l’etica, la morale e l’umanità stessa. Un film che spinge ad interrogarsi sul futuro e su quel punto limite, non più così lontano, in cui la scienza ci sta portando.

 

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