Most Beautiful Island – Strade che divorano tutto ciò che è umano

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La Grande Mela, dove tutto è possibile. Così inizia Most Beautiful Island di Ana Asensio, un lungometraggio del 2017 vincitore del premio SXSW di Austin.

Luciana, la protagonista, interpretata dalla stessa Ana Asensio, non si reca a New York in cerca del suo futuro ma, piuttosto, per scappare dal suo passato. La regista ci mostra fin da subito le vie e le strade della grande mela seguendo i passi di Luciana che cammina per la città. L’ambiente inquadrato è quello in cui la protagonista è abituata a vivere, un luogo inospitale e disordinato al quale lei non appartiene e non ha necessità di appartenere. Si capisce fin da subito che porta dentro un caos più intenso di quello che si può osservare nella stessa New York City.

Tra i tanti lavori che è costretta a fare per mantenersi, Luciana incontra Olga, un’immigrata russa che capisce la disperazione della protagonista e i suoi problemi economici e la convince a sostituirla a lavorare in un party. Inizia un viaggio che fa muovere Luciana tra la mafia cinese e un giro di scommesse clandestine. Sarà la sua fermezza e la sua capacità di mantenere la calma a salvarla, ma anche il suo distacco dalla vita stessa, il suo disinteresse per un presente che lei non si è creata ma che subisce giorno dopo giorno.

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La sceneggiatura è molto realistica, mostra una New York devastante per chi la abita, con appartamenti infestati da enormi scarafaggi e inquilini poco socievoli.

“Non esiste la sfortuna. A New York abbiamo ciò che ci meritiamo.”

Infatti lì le opportunità sono infinite, ma ti conducono ad avere a che fare con la malavita in un gioco crudele di cui non si conoscono le regole e dal quale non ci si può tirare indietro. Un gioco al quale non si sarebbe mai pensato di poter partecipare e solo quando ci si è dentro si capisce in cosa New York trasformi le persone.

Il film potrebbe sembrare privo di accompagnamento musicale ma in realtà la colonna sonora del film viene a crearsi dall’unione dei rumori di una città che urla misteri che spariscono nell’oblio. Come in Aves Negras del gruppo rock colombiano Kraken, Luciana si trova in una giungla di strade che divorano tutto ciò che è umano.

Il film si svolge molto velocemente senza dare spazio a un contesto approfondito, va subito al cuore della storia di Luciana come se fosse ella stessa a raccontarla e non potesse ricordare altro a parte quell’esperienza che sembra Luciana cercasse per recuperare la voglia di vivere dopo la morte di Sofia. Ma qual è il significato del lungometraggio di Ana Asensio? Dopo l’incredibile vicenda, apparentemente autobiografica della regista, Luciana recupera la forza e la voglia di vivere. Non si sa che cosa farà, se riprenderà parte al gioco o meno, però si vede sullo schermo una donna nuova, felice di aver superato una prova in cui altri avevano fallito. Una donna che si sente di nuovo capace di affrontare la vita con tutto il dolore che essa può causare.

 

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