Bravo Virtuoso!

Bravo Virtuoso! è il film vincitore dell’Anello d’Oro, il premio come migliore lungometraggio assegnato dal pubblico del Ravenna Nightmare Film Festival. A ritirare il premio, il 3 novembre 2018, al Palazzo del Cinema e dei Congressi, il regista Levon Minasian. Questa è l’opera prima dell’armeno Minasian, ed è ambienta proprio nel suo paese natale, l’Armenia post-sovietica, dando al suo film uno sfondo nuovo e per nulla scontato. L’Armenia è un paese con una storia difficile perciò il film  vuole essere una denuncia politica al potere corrotto e all’ostracismo dello stato che ancora vede l’arte come un passatempo per sciocchi. L’aspetto veramente interessante di Bravo Visrtuoso! forse è proprio questo: l’essere ambientato in questo luogo, paese di cui spesso e volentieri si è sempre parlato troppo poco. La trama in realtà non ha nessun elemento innovativo e pare più un déjà-vu di qualcosa già visto e rivisto.

Ad Ervan, capitale armena, vive Alik, un giovane clarinettista di venticinque anni, purtroppo rimasto orfano dei genitori, uccisi come eroi durante la guerra del Nagorno – Karabakh. Alik trova rifugio, affetto e amore per la musica classica da suo nonno, con cui cerca in tutti i modi di portare avanti l’orchestra di cui fa parte. Ma la vita di un artista in Armenia non è affatto facile. Il patrono dell’orchestra verrà ritrovato dal protagonista assassinato predicendo un futuro nero per quest’ultima che dovrà vedersi privata di sussidi e di progetti di concerti.

A questo punto il film potrebbe prendere una svolta sociale e morale, ma non è così. Minasian sceglie una trama completamente diversa in chiave di poliziesco. L’ingenuo eroe Alik infatti troverà un telefono rosso subito dopo l’ assassinio del patrono non sapendo che questo appartiene a un killer detto Virtuoso. Virtuoso lavora per una gang di malavitosi: in cambio di eliminazioni fisiche di personaggi scomodi riceve un alto compenso in denaro. Alik scambiato virtualmente dalla banda per il vero killer ne approfitterà per salvare la sua orchestra con il guadagno.  Questo è un lavoro che il ragazzo non è assolutamente all’altezza di compiere, ma che per buona sorte riesce a concludere, direttamente o per conto di altri fortunati interventi disposti dal caso. E, ricevendo ogni volta un elogio via sms che suona appunto come “Bravo, Virtuoso!”.

Un mondo sconosciuto, spaventoso ma lucroso, immorale ma poliziesco, si apre ad Alik nonostante gli avvertimenti del preoccupato nonno. Inoltre Alik si innamorerà, guarda caso proprio della figliastra del maggiore boss della città. Questa ragazza è Lara, dall’apparenza dark e bohemienne, ma anche lei ha un sogno come il protagonista , quello di vendicarsi del patrigno che l’ha strappata alla sua famiglia. Le loro vite quindi si intrecciano e grazie alla forza del loro amore e alla forza dei loro sogni riusciranno in maniera quasi assurda a riscattare le loro vite e a sconfiggere i “cattivi”.

Bravo virtuoso mescola i generi della commedia e del poliziesco dando luogo a un film che può essere letto da più livelli stilistici. Il tutto sollevato da un tocco di surrealismo. Sono infatti presenti molti ingredienti narrativi e cinematografici, assumendo drastici cambiamenti di registro, a volte un po’ spigolosi. Nonostante ciò, il film è ricco di rimandi e riferimenti profondi. Moltissimi riferiti alla cultura musicale classica e popolare armena, altri alla pittura ad esempio all’Ultima Cena di Da Vinci. Quest’ultima forse metafora simbolica di un mondo corrotto che tradisce ciò che di positivo preserva l’umanità, in questo caso l’arte, o più nello specifico l’orchestra di Alik.

L’elemento del surrealismo è estremamente interessante. Per Dalì l’automatismo psichico significa liberare la mente dai freni inibitori, razionali e morali. Il sogno in questo film diventa quindi il desiderio inconscio di liberare la vita dagli ostacoli che la intralciano. Per questo forse Alik si ritrova spesso a parlare con i genitori morti o ad avere degli incubi che in realtà riavvolgono gli eventi caotici ad una situazione di equilibrio. Ma una delle scene surrealiste più bella ed emozionante, a mio parere di tutto il film, è quando Alik e Lara fanno l’amore al buio ma ricoperti di brillanti colori fluorescenti. La coppia  diviene colore puro e lucente che si unisce in un connubio di luci, colori e forme. Perdendo la materialità umana i due si elevano a un livello superiore, forse quello dei sogni, o meglio ancora a quello delle idee, che sono indispensabili perché alla base di tutte le arti.

La regia di Minasian, essendo questa la sua prima opera, è matura e ben controllata restituendoci un film ricco di elementi originali e altri più banali e poco stupefacenti. Nonostante ciò il film è gradevole e si guarda con molta semplicità e leggerezza, non è mai eccessivamente pesante o tragico seppure non sempre la trama sia felice.

 

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