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Canti per S. Apollinare e S. Severo nei frammenti e codici liturgico-musicali ravennati

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A cura di Paola Dessì

Intorno agli anni '90 Giacomo Baroffio pose l'attenzione su una trentina di frammenti conservati nell'Archivio comunale di Ravenna e recanti notazione neumatica che per la scrittura marcata molto angolare non trovava riscontro in altre grafie notazionali (Baroffio, 1992). La notazione fu definita di tipo "ravennate" e furono avviate ricerche anche nell'Archivio di Stato e nell'Archivio arcivescovile della città (Brunelli, 1995 e 1998). Le indagini ebbero riscontri positivi: alla notazione ravennate furono ricondotti altri frammenti e codici liturgici tanto che venne considerata una delle principali grafie notazionali dell’Italia del Nord nel XII secolo.

Recenti analisi condotte su più ampia scala hanno restituito complessivamente 68 fonti in notazione ravennate: 31 per la liturgia della Messa e 34 per l’Ufficio delle ore (Di Zio, 2008). Se il corpo principale è conservato a Ravenna, altre fonti si trovano in diverse città italiane (Arezzo, Bologna, Chiusi della Verna, Cremona, Fonte Avellana, Modena, Padova, Roma, Udine, Urbino, Venezia) e all'estero (Baltimora, Monaco, New York, Oxford). A queste vanno inoltre aggiunte le nuove testimonianze trovate a Rimini e a Parma (Baroffio, 2007).

Oltre alla notazione, tali fonti sono di grande interesse per ricostruire il repertorio liturgico musicale legato ai santi locali, in particolar modo alla figura dei primi metropoliti di Ravenna, i cosiddetti vescovi "colombini", così chiamati in ricordo della loro elezione al soglio vescovile avvenuta in modo miracoloso con la discesa di una colomba sul loro capo.

Di particolare interesse il caso di S. Severo. Tre frammenti con notazione ravennate ci restituiscono una parte dell’Ufficio dedicato al santo festeggiato il 1 febbraio. Undicesimo della lista episcopale, Severo visse nella prima metà del secolo IV. La sua figura fu oggetto di culto a partire dall’età paleocristiana e tale devozione si consolidò dal secolo VI con la costruzione a Classe di una basilica a lui intitolata ed eretta, secondo la tradizione, accanto al monasterium in cui riposavano le sue spoglie. Secondo la Transalatio sancti Severi di Liutolfo del IX secolo, un monaco trafugò i corpi del vescovo Severo, insieme a quelli della moglie Vincenza e della figlia Innocenza, che dopo lunghe peripezie giunsero ad Erfurt. Ancora oggi nella Severikirche della città si può ammirare il sarcofago di S. Severo, datato 1365 ca., con istoriato a bassorilievo il miracolo dell'elezione colombina.

I tre frammenti musicale a lui dedicati, collocabili tra i secoli XI e XIII, provengono quasi certamente dal monastero di S. Severo in Classe. Sebbene non vi fossero più le spoglie mortali, il culto del santo non aveva subito mutamenti; gli stessi testi e le melodie pervenuteci, in parte sovrapponibili, evidenziano nell'impiego del medesimo repertorio di canti la continuità del culto (Di Zio, 2008).

Più numerose le testimonianze relative ai canti per la messa e l'ufficio di S. Apollinare festeggiato il 23 luglio. All’interno delle celebrazioni dell’ufficio, il primo vescovo di Ravenna, eletto e inviato in città secondo la tradizione direttamente da Pietro, risulta di solito al primo posto nella gerarchia dei santi commemorati durante l’anno liturgico. Ma è soprattutto nella ricchezza del repertorio della messa che emerge la profonda venerazione che la città di Ravenna riservata a S. Apollinare. Soprattutto i testi della messa cantata contenuta nel ms. Aa, conservato nell’Archivio del Monastero di Santa Croce in Fonte Avellana, sono di particolare interesse per la tradizione del culto del santo. Essi evidenziano il legame tra san Pietro e sant’Apollinare e tra questi e la città di Ravenna, testimonianza di come il protovescovo fosse sempre stato al centro delle polemiche riguardo alla primazia di Ravenna rispetto alle altre sedi metropolitiche.

Bibliografia
Bonifacio Giacomo Baroffio, Le grafie musicali nei manoscritti liturgici del secolo XII nell'Italia settentrionale. Avvio a una ricerca, in International Musical Society. Study Group CANTUS PLANUS, Papers Read at the Fourth Meeting: Pécs, Hungary 3-8 September 1990, a cura di L. Dobszay, A. Papp e F. Sebó, Budapest, Hungarian Academy of Sciences. Institute for Musicology, 1992, pp. 1-16

Alberto Brunelli, I frammenti liturgico-musicali medievali con notazione di tipo ravennate conservati a Ravenna: inventario e analisi neumatica, rel. Bonifacio Giacomo Baroffio, Tesi datt, Roma, Pontificio istituto di musica sacra, 1995

Alberto Brunelli, La notazione ravennate dei secoli XI e XII, in Guido d'Arezzo, monaco pomposiano: atti dei convegni di studio, Codigoro (Ferrara), Abbazia di Pomposa, 3 ottobre 1997, Arezzo, Biblioteca Città di Arezzo, 29-30 maggio 1998 , pp. 201-216

Giacomo Baroffio, Frammenti di ricerca III (20–22), «Philomusica on line», 6/1, 2007

Cristina Di Zio, Fonti della tradizione liturgico-musicale in notazione ravennate (secc. XI-XII). Il repertorio dei canti per la Messa, tesi di dottorato, Padova, 2008