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Rappresentazioni di eventi sonori nei mosaici: Mosaico con Sirena

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A cura di Donatella Restani

Due scene dei mosaici pavimentali del 1213 contengono altrettante rappresentazioni di eventi sonori. Due sono scene di ambientazione marittima: l’una ritrae l’immagine di una Sirena bicaudata; l’altra, un uomo che suona uno strumento a fiato su una nave.

Tra i mosaici pavimentali frutto di scavi del 1945, all’inizio della navata mediana, si svolge un fregio figurato di cui rimangono due episodi intercalati da grafici e stilizzati ornati vegetali: il primo da sinistra, descritto come “una buffa figura in atto di cadere” (Farioli Campanati), può essere identificato come uno ioculator, un giullare acrobata.

Mosaico con sirena

La donna-pesce, una Sirena bicaudata,  è ritratta frontalmente, a differenza sia degli animali, tutti di profilo, sia della maggioranza delle figure umane degli altri mosaici pavimentali di S. Giovanni. Gli occhi sono ravvicinati in uno sguardo intenso con cui il più celebre mostro marino dal rovinoso canto affrontava direttamente gli occhi del visitatore. Il pellegrino con gli occhi rivolti al basso incontrava gli occhi della Sirena, pericolosi e incantatori come quelli della Gorgone Medusa. Occhi che diventano il simbolo sostitutivo del suono della voce nel silenzio del “tappeto di pietra”.

I capelli della Sirena fanno parte dell’intreccio di relazioni tra figura femminile e sessualità: alcune sono rappresentate con trecce lunghissime che si annodano dietro le loro ali, in altri casi con una chioma di riccioli che abbracciano la doppia coda di pesce: sono biondi, come rivelano alcune tessere colorate, anche quelli della chioma fluente della Sirena di S. Giovanni.

La posizione è analoga a quella di altre sirene bicaudate: le braccia e le mani levate alla medesima altezza a trattenere (o forse a mostrare) gli apici della coda di pesce.

Non sappiamo in quale zona del pavimento di S. Giovanni si trovasse la Sirena, né sappiamo se facesse parte del ‘romanzo’ cortese (Kenaan-Kedar) o di una zona marginale. In quest’ultimo caso varrebbero considerazioni sul controllo e la codificazione dello spazio rappresentato da territori marginali, dove rigettare l’indesiderabile, il bandito, il corrotto (Camille). Se questi margini erano pericolosi, essi erano anche luoghi ricchi di potere. Nel caso della Sirena, il potere è duplice: quello della conoscenza che va oltre l’umano (Platone, Cicerone, Plutarco) e del canto che ammalia ma conduce altresì all’oblio e alla morte. Quest’ultimo è il tema inesauribile  di immagini e racconti che si perdono all’indietro, sino alle remote saghe mediterranee e omeriche, di cui sono protagonisti Orfeo con gli Argonauti e Odisseo con i compagni che incontrano le Sirene nella forma di donne-uccello.

Sull’ immagine e idea della figura metà donna e metà uccello sarebbe cresciuta, come una sorta di parassita (Milliken), la figura della donna-pesce. La lentissima trasformazione inizia dall’età ellenistica (dal 300 a.C.) e giunge sino al primo Medioevo, attraverso stadi misti di donne con ali e coda di serpente o di pesce documentati sia nelle immagini sia nelle descrizioni verbali dei Bestiari medievali. Per esempio, il Bestiaire divin (36, 1055-59) di Guillaume Le Clerc (1210-11) presenta entrambi i tipi:

« Vi diremo della Sirena | che si presenta in modi molto diversi | perché dalla cintura in su | è la più bella del mondo | in forma di donna ben formata. | L’altra parte è in figura | di pesce o di uccello»

« De la sereine vous diron | Qui molt a estrange facon  | Car des la cainture en amont |Est la plus bele riens  del mont | En guise de feme formee |L’ autre partie est figuree | Comme poisson et com oisel ».

Invece soltanto il tipo della donna-pesce è descritto nel Fisiologo, bestiario greco (II-IV d.C.) di ambiente alessandrino, dalla straordinaria fortuna medievale. Dice della Sirena (13):

Ha detto il profeta Isaia: «Gli spettri e le sirene e i ricci danzeranno in Babilonia» [Is., 13.21]. Il Fisiologo ha detto delle sirene e degli ippocentauri: ci sono nel mare degli animali detti sirene, che simili a muse cantano armoniosamente con le loro voci, e i naviganti che passano di là quando odono il loro canto si gettano nel mare e periscono. Per metà del loro corpo, fino all’ombelico, hanno forma umana, per la restante metà, d’oca. [ …] Così anche ogni uomo indeciso, incostante in tutti i suoi disegni. Ci sono alcuni che si radunano in Chiesa e hanno le apparenze della pietà, ma rinnegano ciò che ne è la forza, e in Chiesa sono come uomini, quando invece se ne allontanano si mutano in bestie. Costoro sono simili alle sirene e agli  ippocentauri: infatti «con le loro parole dolci e seducenti, come le sirene, ingannano i cuori dei semplici» [Rom., 16. 18]. Poiché «le cattive conversazioni corrompono i buoni costumi» [I Cor., 15. 33].

1 Bodleian 602

Incarnazione esemplare della connessione tra canto degli uccelli e strumenti musicali (Gallo), Isidoro di Siviglia (ca. 560-636) le descrive dopo le Gorgoni (Etimologie, XI, 3, 31): «Immaginano che siano tre, in parte fanciulle e in parte uccelli aventi ali e unghie: una di esse produceva suoni con la voce, un’altra con lo strumento a fiato, la terza con la lira». «Sirenas tres fingunt fuisse ex parte virgines, ex parte volucres, habentes alas et ungulas: quarum una voce, altera tibiis, tertia lyra canebant. Quae inlectos navigantes sub cantu in naufragium trahebant.»

Sono presenti in innumerevoli margini di manoscritti, prevalentemente di Bestiari dei secoli XIII-XIV (in alto: Oxford, Bodleian Library, ms. 602).

5 Bitonto

Oltre che sui margini dei manoscritti, la sirena bicaudata compare in numerosi edifici religiosi del Medioevo occidentale, da considerare nella prospettiva delle numerose interazioni possibili dell’iconografia con la cultura marginale e con quella ufficiale. In Italia, è presente, tra gli altri, nei mosaici pavimentali del Duomo di Pesaro (XIII secolo), della Cattedrale di Reggio Emilia, S. Savino di Piacenza, Pieve Terzagni (Cremona), della chiesa dei SS. Vittore e Corona a Grazzano Monferrato, delle cattedrali di Otranto e di Termoli, e tra le sculture del portale della cattedrale di Bitonto (XII secolo).

Senza dimenticare (Gallo) che per l’autore e per il pubblico cortese del Roman de la Rose, ovvero dal XIII secolo in poi, le sirene sono esseri marini, la cui voce non ha più effetti funesti, ma è sinonimo di perfezione vocale: «Tanto era quel canto dolce e bello che non sembrava canto d’uccello, anzi lo si poteva assimilare a canto di sirene del mare, che per la loro voce sana e seria hanno nome di sirene».

sirene_mosaico[1]

Bibliografia:

M. Bettini, L. Spina, Il mito delle sirene: immagini e racconti dalla Grecia a oggi, Torino, Einaudi, 2007.

M. Camille, Image on the Edge: the margins of medieval art, London, Reaktion Books, 1992.

L. Mancini, Il rovinoso incanto. Storie di Sirene antiche, Bologna, il Mulino, 2005.

R. Farioli Campanati, I mosaici pavimentali della Chiesa di S. Giovanni Evangelista in Ravenna, Ravenna, Edizioni del Girasole, 1995.

F. A. Gallo, «Oci». Voci d’uccelli in testi medievali, Ravenna, Longo, 2007.

The Metamorphosis of Marginal Images: From Antiquity to Present Time, ed. by Nurit Kenaan-Kedar and Asher Ovadiah, Tel Aviv, 2001.

R. Milliken, Ambiguous locks: an iconology of hair in medieval art and literature, Mc Farland, Jefferson (NC), 2012.

Nurith Kenaan-Kedar, Il mosaico pavimentale di San Giovanni evangelista. Una nuova lettura, in Le copie dei mosaici medievali di San Giovanni Evangelista, a cura di R. Farioli Campanati, N. Kenaan-Kedar, Ravenna, Comune di Ravenna, 2001, pp. 40-43.

N. Di Pietrantonio, Il bestiario medioevale nei mosaici pavimentali della cattedrale di Termoli, Termoli, C. Iannone, 2009.