Borso d’Este

Personaggio complesso, sempre dedito ad affermare la propria autorità ed il prestigio della propria Casa, riuscì ad ottenere la dignità ducale per la città di Ferrara. Papa Pio II, ben disposto verso Borso, considerava indispensabile per la Santa Sede impedire l’espansione della Serenissima attraverso il rafforzamento dello Stato estense fidelizzandolo allo Stato e alle direttive di Roma. Per questo non si rifiutò di accontentare Borso conferendogli la dignità ducale.

Nelle sue imprese predilesse la costruzione di opere architettoniche, non probabilmente per il proprio gusto artistico, ma perché ne considerava l’utilità pratica e la funzione decorativa atta ad abbellire una città e uno Stato che in lui erano rappresentati. Fu merito suo, infatti, l’ampliamento di Ferrara verso sud con l’allargamento della cinta muraria e l’inglobamento dell’isola di Sant’Antonio in Polesine, e al suo nome sono legati alcuni dei più notevoli edifici ferraresi, da lui edificati, come la Certosa e palazzo Pasini, poi Bentivoglio, od ampliati ed arricchiti, come Belfiore, il Paradiso, Schifanoia, Belriguardo…

Non fu un grande intellettuale né un grande mecenate e fu particolarmente avaro nei confronti di letterati ed artisti, al contrario del fratello. Un noto aneddoto riguarda a ricompensa che spettava a Francesco del Cossa in seguito al suo lavoro per la decorazione del palazzo di Schifanoia, per il quale il Cossa venne ricompensato dall’Estense con la stessa somma con cui venivano pagati gli imbianchini.

Tutto questo spiega il rapido declino di Ferrara che da centro fiorente di studi, qual era ai tempi di Leonello, diventò una città meno intellettuale sotto il governo di Borso, anche se l’Università venne mantenuta a spese della Camera ducale.

L’opera d’arte più importante attribuita a Borso fu la Bibbia di Borso, frutto di un lungo lavoro dei miniatori Franco dei Russi da Mantova, Taddeo Crivelli ed altri minori. Ogni pagina della Bibbia fu decorata da linee, disegni e ornamenti preziosi che incorniciano le pergamene dei due volumi, componendo figure e personaggi del Vecchio e del Nuovo Testamento e inserendo ampie scene della vita di Corte. Il duca stesso è rappresentato dallo stemma gentilizio e dalle sue “divise”, tutti i segni simbolici intesi a significare le opere e i meriti del sovrano.

Borso trascorse i suoi ultimi giorni nella delizia di Belfiore, dove un ultimo periodo di alti e bassi morì il 19 agosto del 1471.

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