Erato

Primo pittore dello studiolo (Angelo Maccagnino?) e secondo pittore dello studiolo, Erato (?), 1450-55 ca. e 1456-58 ca. Tempera su tavola, Ferrara, Pinacoteca Nazionale

La figura qui rappresentata è dubbiamente identificata con Erato, musa della poesia amorosa. Il motivo è da ricercare nel ramo di rose che ha in mano. La divinità siede su un imponente trono marmoreo, alle cui estremità sono posti due abbeveratoi per colombe. Questo registro figurativo è un elemento comune delle araldiche estensi, caro a Borso d’Este che lo farà ripetere nella Bibbia.

Nonostante è una delle prime tavole del ciclo a essere state eseguite, l’iconografia non segue le indicazioni della lettera di Guarino Veronese. Nella lettera del 1447 Erato, patrona dell’amore coniugale, avrebbe dovuto essere raffigurata nell’atto di sposare una giovane coppia. Il programma iniziale subì delle modifiche, tali da incidere sugli attribuiti che dovevano accompagnare le nove divinità protettrici delle arti. Erato ha nella mano destra un ramo di rose sbocciate, mentre con la sinistra si slaccia il corpetto nero, possibile allusione alla fecondità intellettuale delle divinità. È probabile fosse anche un segno di buon auspicio per le coppie amorose. In passato venne variamente letta come una Virtù, la Speranza o la Primavera perché l’interpretazione non risultava essere univoca.

La semplice struttura e la sobria decorazione del trono sembrano risalire alla prima fase della decorazione dello studiolo. La posa frontale del busto accomuna la musa alla Tersicore di Milano; l’opera infatti probabilmente può essere associata allo stesso artista che ha il ciclo, Angelo Maccagnino da Siena. Spesso viene messa a confronto con la tavola della Pinacoteca di Ferrara, dove si notano evidenti affinità ma anche delle differenze non trascurabili. Nella parte inferiore della figura risalta la plasticità del panneggio e l’illusione ottica dello zoccoletto, che vien fatto dondolare oltre il gradino del trono. Tali interventi si devono probabilmente a un altro artista. Il pittore fu chiamato a terminare l’opera o ad aggiornarla nel 1456 dopo la morte di Maccagnino. Con lui Erato si è vestita di un linguaggio nuovo, diverso e aggiornato.

Le analisi effettuate sul retro del dipinto hanno portato in luce degli schizzi indubbiamente appartenenti agli artisti della cerchia di Cosmè Tura. Questo fa sì che possano essere confermate delle operazioni successive sulla tavola.

 

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