Gli artisti di Belfiore

Mappa e facciata est del palazzo di Belfiore

Lo studiolo voluto da Leonello d’Este fu allestito nella Delizia di Belfiore e affidato all’ingegno di numerosi artisti.  La struttura era fuori le mura cittadine e immersa poi nel grande Barco, il parco riservato alla caccia e agli svaghi degli Este. La costruzione risaliva ai tempi del marchese Alberto V, suo nonno.

Fu però con Leonello d’Este, al trono dal 1441, che la Delizia fu eletta a residenza prediletta del nuovo principe. Lo studiolo venne allestito ad hoc con appositi lavori che coinvolsero muratori, artigiani e artisti della ricca corte estense. Per soddisfare le richieste di Leonello, l’edificio fu rialzato di un piano che fu destinato a questo scopo. La lettera di Guarino da Verona del 5 novembre 1447 determinò l’iconografia delle Muse dando inizio ai lavori. La struttura fu conclusa nei primi mesi dell’anno successivo. L’allestimento vero e proprio dello studiolo era articolato nell’apparato ligneo e nelle nove Muse, protettrici delle arti.

Ciclo pittorico

 

Dettaglio della porzione superiore dalla musa Tersicore, appartenente alla prima fase dello studiolo

Angelo Maccagnino fu l’artista incaricato di eseguire le tavole, ricevendo il necessario per poter procedere, compresa una stanza del palazzo, rivestita di assi e dotata di un tavolo e una cassa.

Dettaglio del Trittico dell’Annunciazione dipinto da Rogier van der Weyden

Secondo le testimonianze dell’epoca lo stile del pittore era simile a quello del fiammingo Rogier van der Weyden uno degli artisti stranieri più apprezzati a Ferrara. Nonostante l’improvvisa morte di Leonello d’Este l’attività del Maccagnino continuò, tanto da divenire pittore ufficiale della corte del nuovo marchese Borso d’Este. In questa fase dei lavori si registra anche la presenza di Alfonso di Spagna; l’artista è stato retribuito per alcune opere dello studiolo.

Tra gli artisti che non compaiono citati nei documenti di pagamento, ma sicuramente attivo nella decorazione pittorica, vi è Michele Pannonio.

Il pittore ungherese fu attivo nel cantiere della Delizia probabilmente nella fase di transizione tra Angelo Maccagnino e Cosmè Tura, quest’ultimo incaricato dal nuovo marchese di Ferrara, Borso d’Este. L’artista, impegnato presso la corte ferrarese con diversi incarichi, racchiuse nella tavola dello studiolo tutta la sua esperienza figurativa.

Dettaglio della Musa (Calliope ?) di Cosmè Tura

L’artista più celebre dello Studiolo, e della storia dell’arte estense, è sicuramente Cosmè Turaall’opera nel cantiere dopo la morte di Maccagnino. Il Tura compare nei documenti come pittore ufficiale dello studiolo, incarico che ricevette da Borso fino alla conclusione dei lavori. Il nuovo principe voleva concludere il ciclo pittorico in modo da poter affermare il ruolo di successore del fratello Leonello. L’artista venne stipendiato con un assegno fisso mensile, indice dell’importanza del suo compito. Negli anni di Belfiore eseguì la tavola della Musa di Londra e il rifacimento parziale della Tersicore di Milano.

Apparato ligneo

I mobili e i pannelli che adornavano le pareti dello Studiolo di Belfiore furono opera degli artisti Arduino da Baiso e dei fratelli Cristoforo e Lorenzo da Lendinara, conosciuti come i Canozi. Arduino fu incaricato da Leonello di eseguire la struttura lignea, ricevendo pagamenti a partire dai primi mesi del 1448. L’artista, uno dei più rinomati nel suo campo, lavorò fino al 1452, quando le strutture in legno dovevano essere quasi concluse. Le tarsie del maestro, decorazioni eseguite con diversi tipi di materiali lignei, adornavano i pannelli dello Studiolo. Nulla ci è giunto di questa grande opera e non possiamo stabilire se fossero a motivi geometrici o con soggetti figurativi, simili a quelli dello Studiolo di Urbino o di Gubbio.

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Particolare del coro ligneo della Cattedrale di Parma

Inizialmente i fratelli Canozi furono impegnati in qualità di lavoranti di Arduino, passando poi ad essere artisti autonomi. In questa fase, che va dal 1450 al 1452, hanno ricevuto una considerevole retribuzione. Cristoforo e Lorenzo conoscevano l’utilizzo della prospettiva: fra’ Luca Pacioli afferma che Lorenzo era amico di Piero della Francesca. Le tarsie da loro eseguite per lo Studiolo dovevano essere opere magnifiche; alcune testimonianze sono gli esempi successivi nelle chiese di Reggio Emilia, Modena e Parma. Il principe Borso d’Este commissionò ai due fratelli anche quattro quadri intarsiati con soggetti figurativi. Questi sono posti su sgabelli e si trovavano all’interno dello Studiolo o forse nell’anticamera di accesso.

Molti altri artisti ed artigiani furono retribuiti per diverse opere intorno al 1450. Il soffitto ligneo fu opera di Biagio da Bologna, Leonardo e Simone d’Alemagna insieme ad altri lavoranti. Il pavimento dello Studiolo era in legno di rovere, commissionato alla bottega di Giovanni d’Alemagna e Bartolomeo di Niccolò di Giovanni.

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