Il ciclo delle Muse

Lo studiolo di Belfiore era decorato con un innovativo programma iconografico, proposto dall’umanista Guarino Veronese: le Muse della tradizione classica.

In una famosa lettera al principe Leonello, Guarino riconosce cortigianamente al Principe il progetto e gli ‘consiglia’ le modalità con cui rappresentare le Muse.

Per ciascuna di esse Guarino aggiunge anche un verso in latino che insieme alla traduzione greca, forse opera del bizantino Teodoro Gaza, compariva alla base del trono, superstite solo nella Talia di Budapest. 

La fortuna figurativa delle Muse si interrompe infatti con la fine dell’età classica e gli artisti non disponevano di un modello da imitare. Guarino non si limita a suggerire l’iconografia ma attribuisce alle Muse una funzione diversa rispetto a quella della tradizione

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