Il Progetto

Lo Studiolo di Belfiore è noto solo attraverso documenti di archivio e testimonianze di umanisti.

Oltre alla localizzazione e alcuni dati sulle dimensioni  è possibile identificare almeno 6 delle tavole del ciclo pittorico che decorava lo studiolo, in cui erano rappresentate le Muse della tradizione classica sulla base di un innovativo programma iconografico elaborato da Guarino Veronese.

Una ricostruzione complessiva e in particolare una specifica rielaborazione delle tarsie originarie non è possibile.

Altri studioli conservati e ricostruibili come quelli di Federico da Montefeltro a Urbino e Gubbio, sono sicuramente un confronto utile, ma i pochi dati disponibili sembrano piuttosto riflettere una concezione affatto diversa quanto a dimensioni (Belfiore sembra più grande di almeno il triplo) luogo di edificazione (ambiente suburbano rispetto ai palazzi ducali), tarsie lignee (probabilmente prive di decorazione) e lo stesso ciclo pittorico fondato su una tradizione del tutto assente nella tradizione iconografica.

In questo progetto, nato dalla collaborazione tra la Pinacoteca Nazionale di Ferrara, Gallerie Estensi, e il FrameLAB del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna, si è quindi cercato di suggerire piuttosto che descrivere l’ambiente e il programma culturale dello Studiolo voluto da Leonello d’Este per la residenza di Belfiore.

L’utilizzo della computer graphic consente di presentare come reali immagini a 2 o 3 dimensioni ricostruite artificialmente. Ma nell’attuale contesto comunicativo queste immagini possono risultare o essere percepite come autentiche.

Si è quindi stabilito di evitare il rischio di una falsificazione attraverso l’elaborazione digitale di forme mai complete e mai restituite in ogni particolare. In questo modo il fruitore può avere sempre la consapevolezza di trovarsi di fronte a un oggetto ricostruito come suggestione e esempio piuttosto che alla riproduzione grafica di un ambiente reale ed esistente.

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