La cultura degli studioli

La storia degli studioli è lunga e affascinante. Da studium urbis, inizialmente legato all’ambito universitario, il termine “studiolo” indica poi l’ambiente per eccellenza riservato allo studio individuale.

La radice culturale degli studioli è da collocare negli ambienti monacali del Medioevo. I Certosini nelle loro celle conservavano libri e materiale scrittorio per le attività sacre di lectio e meditatio. Nei conventi erano presenti gli scriptoria, spazi dove il monaco aveva una postazione per la lettura e la copiatura di testi. Al di fuori delle mura conventuali era assai raro trovare biblioteche.

Un’importante svolta si ebbe con il soggiorno dei papi ad Avignone. Fu presso la nuova corte francese che i pontefici iniziarono a dotarsi di studioli. Lo studio era direttamente collegato alla camera da letto e vicino alla biblioteca, all’archivio segreto, alla stanza del tesoro e alla cappella privata, formando così un complesso unico.  In questa occasione lo spazio venne definito con il termine di studium, un luogo dove il papa poteva dedicarsi alle attività intellettuali.

Studioli Francesco Petrarca
Francesco Petrarca nel suo studiolo

A partire dal XIV secolo testimonianze di studioli iniziarono a comparire anche negli ambienti laici. Carlo V fece allestire nella propria residenza degli spazi chiamati estude, l’equivalente latino di studium. Insieme alla cappella e alla camera da letto si formava un complesso riservato al riposo, allo studio e alla meditazione. Gli inventari dell’epoca attestano che negli estudes del monarca si conservavano anche oggetti preziosi come cammei, scrigni, strumenti astronomici. Un insieme eterogeneo di opere accomunate dal senso del bello e dalla rarità.

Un nuovo esempio di studiolo, è da individuare in quello voluto da Francesco Petrarca all’interno della sua casa ad Arquà. Per un uomo di lettere come Petrarca era indispensabile possedere un luogo solitario lontano dalla distrazione e vicino alla natura. Si doveva ricreare la condizione di solitudo propria degli antichi. La stanza adibita a studio privato era di ridotte dimensioni e si conserva ancora oggi. Tra le pareti sono presenti le nicchie dove erano collocati i libri, che prendevano il posto di armadi e librerie. Per descrivere l’ambiente, Petrarca usava i termini di bibliotheca o armariolum, ma fonti a lui coeve lo riportano come studium. La casa di Arquà fu meta di numerose visite da parte di principi e letterati da tutta la penisola, che contribuirono alla diffusione del modello di studiolo.

Studioli nel Rinascimento

Nella Firenze quattrocentesca, era frequente avere una stanza per la biblioteca e l’archivio privato, a cui poteva accedere il capofamiglia. Già Leon Battista Alberti consigliava di tenere un ambiente di tale tipologia all’interno della propria abitazione. Un caso degno di nota è lo scrittoio di Cosimo de’ Medici nel vecchio palazzo di famiglia a Firenze. All’interno erano collocati sia libri di autori classici sia oggetti d’arte e collezioni di monete bronzee, protagoniste negli studioli italiani.

particolare degli studioli
Dettaglio del dipinto Sant’Agostino nello studiolo di Vittore Carpaccio

Fu però con Lorenzo il Magnifico che lo studiolo assunse una notevole importanza. Al suo interno infatti trovavano spazio moltissimi oggetti senza eguali per l’epoca: gemme, pietre preziose, piccole sculture, monete, medaglie e cammei, tra cui spiccava la Tazza Farnese. Tutti questi oggetti erano chiusi in armadi lignei, che fungevano da rivestimento delle pareti. Alla metà del Quattrocento lo studiolo divenne un ambiente riservato alle attività intellettuali che ospitava libri, collezioni di antichità e pareti decorate.

Risale a questo periodo lo studiolo di papa Niccolò V, allestito nel Palazzo Vaticano. Non resta nulla dell’ambiente originario, ma si sa che doveva essere decorato con pitture di fra’ Angelico da Firenze e che era presente un mobile intarsiato.

A Ferrara, prima di realizzare l’impresa fondamentale di Belfiore, Leonello d’Este fece allestire due studioli all’interno delle sue residenze. Il primo, risalente al 1434, si trovava nel Palazzo di Corte e conteneva un grande mobile ligneo con intagli gotici e tarsie geometriche di Arduino da Baiso. Lo studiolo proveniva da Lucca, apparteneva a Paolo Guinigi. Il mobile doveva articolarsi in diversi elementi che occupavano un’intera parete della stanza, a sua volta decorata con affreschi. Il secondo studiolo fu creato quando Leonello salì al trono, per la Delizia di Belriguardo. Anche questa volta si acquistò un mobile proveniente dalla corte dei Gonzaga di Mantova, probabilmente opera di Arduino da Baiso.

A partire dell’esperienza promossa da Leonello si assistette ad uno sviluppo degli studioli nella Penisola italiana. A Ferrara, relativamente ancora poco conosciuto, è quello di Casa Romei. Lo studiolo presenta i dipinti a tempera su tramezze lignee dei continenti allora conosciuti, una caratteristica unica nel suo genere. È difficile non vedere in queste figure femminili su troni, eseguite tra il 1460 e il 1480, un’ispirazione diretta dalle muse di Belfiore. Giovanni Romei ebbe la possibilità di conoscere lo studiolo di Leonello e poi quello di Borso.

Studiolo di Federico da Montefeltro a Urbino

Un altro esempio italiano è quello dello studiolo di Urbino di Federico da Montefeltro, nel complesso di Palazzo Ducale. Lo studiolo è più piccolo di quello di Belfiore e ha una finestra da cui si vede l’intero paesaggio urbinate. Le tarsie e gli intagli rivestivano le pareti per metà della loro altezza. Al di sopra della struttura lignea era collocato il Ciclo degli uomini illustri. Lo stesso principe fece allestire presso il palazzo di Gubbio un altro studiolo, portato poi a compimento dal figlio Guidobaldo, oggi al Metropolitan Museum of Art di New York.

Il Cinquecento

Lungo tutto il Cinquecento continuarono le esperienze degli studioli, arrivando ad un perfezionamento della tipologia di questo spazio. A Ferrara Alfonso I d’Este commissionò a più riprese l’esecuzione dei Camerini d’Alabastro. Si iniziò con il Camerino dei marmi dello scultore Antonio Lombardo, il cui programma prendeva origine dalla tradizione mitologica classica. A questo seguì quello che divenne poi uno dei più importanti e raffinati ambienti della corte, il Camerino delle pitture. Alfonso I volle coinvolgere nell’impresa i più celebrati pittori italiani: Giovanni Bellini, Tiziano, Raffaello e Fra’ Bartolomeo. Anche Isabella d’Este allestì uno studiolo a Mantova, ornato da un ciclo pittorico raffigurante Virtù e Vizi.

Studioli di Francesco I
Studiolo di Francesco I de’ Medici a Palazzo Vecchio

Tra gli ultimi  studioli, vi fu quello voluto da Francesco I de’ Medici nell’ultimo quarto del XVI secolo. Un apposito spazio fu decorato da affreschi e tele ispirate ai quattro elementi, suggeriti dalla passione alchemica del principe. Alle pareti erano sempre presenti armadi destinati ad accogliere gli oggetti più rari e preziosi delle collezioni.

Spesso gli studioli ebbero vita breve, destinata a concludersi con l’arrivo di un nuovo principe o addirittura per volontà di colui che li allestì. È il caso di Francesco I che però conservò la struttura e le decorazioni. Le opere conservate in questi spazi solitamente vennero disperse o destinate alle collezioni della famiglia dinastica. Queste dovettero essere le sorti dello studiolo di Belfiore, la cui storia trovò conclusione già prima dell’inizio del Cinquecento.

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