Le Delizie estensi nel Quattrocento

Le Delizie Estensi furono le dimore dei Principi e delle loro sfarzose corti. Vennero erette nel corso dei decenni sia nel perimetro urbano che fuori dalle mura. Furono comunque lontane dal centro politico o in posizione suburbana, anche isolata, tra i territori ferraresi. Molte Delizie sono ancora esistenti, in alcuni casi conservando pienamente l’aspetto originario. Altre invece, come la residenza di Belfiore, sono irrimediabilmente scomparse col passare dei secoli.

Ciò che accomuna tutte le Delizie è lo spirito con il quale vennero pensate dai diversi marchesi, poi duchi, di Ferrara. Quelle in area urbana dovevano servire come luogo di svago e di piacere, senza trascurare però la corretta amministrazione della città. Se collocate all’interno del territorio giocavano un ruolo di controllo. Erano delle vere e proprie sedi decentrate del governo estense, spesso collocate in aree dove si stava procedendo con la bonifica. Fondamentale, era la presenza di attività e spazi che potessero soddisfare le esigenze del principe, quali la caccia.

Tra Trecento e Quattrocento le Delizie che assunsero un ruolo considerevole furono quelle di Palazzo Paradiso, di Schifanoia e di Belfiore. Tutte erano erette all’interno o appena al di fuori di Ferrara. Nella piena campagna estense, lontano dalla frenesia urbana, sorgeva invece forse quella che fu la più magnifica delle Delizie: Belriguardo a Voghiera. Fu eretta nel 1435 da Niccolò III; il figlio Leonello d’Este la tenne in grande considerazione, commissionando a Cosmè Tura ed altri illustri pittori la decorazione di alcune sale.

Delizia di Palazzo Paradiso

Palazzo Paradiso

Il complesso è stato più volte rimaneggiato nel corso dei secoli e oggi è sede della Biblioteca Comunale Ariostea. La Delizia è stata commissionata da Alberto V d’Este nel 1388, poco dopo Palazzo Schifanoia. Il palazzo era composto da quattro corpi di fabbrica intorno ad un grande corte centrale. Sul cortile si affacciavano tre logge, probabilmente decorate dagli affreschi che sappiamo essere stati commissionati dal marchese. Il nome stesso rievoca ciò che doveva essere il luogo: una residenza adatta al ritiro e al riposo del sovrano. Il complesso assunse un ruolo di primo piano quando in occasione del Concilio del 1438 giunsero a Ferrara tra i più alti dignitari dell’Impero bizantino. Tra le personalità presenti vi furono l’imperatore Giovanni VIII e il patriarca di Costantinopoli Giuseppe II. Nel Cinquecento il palazzo, persa l’antica funzione di Delizia.  Divenne la sede dell’Università di Ferrara, evento che determinò una riorganizzazione degli spazi e uno stravolgimento delle originarie proporzioni.

Delizia di Schifanoia

La Delizia fu eretta sempre per volere di Alberto V nel 1385, configurandosi come la prima del suo genere e forse come prototipo. Quando fu costruita era una residenza agli estremi margini della città, immersa tra orti e verde. Il nome Schifanoia letteralmente significa “schifare la noia”. Suggerisce ciò che il sovrano voleva per sé e per la sua corte, ovvero una Delizia destinata agli svaghi, dove potersi intrattenere lontani dalla politica del Palazzo di corte e del Castello, allo stesso tempo comunque vicini per qualsiasi esigenza.

Palazzo Schifanoia, esterno

La struttura originaria, con un lungo corpo di fabbrica, fu ampliata in una prima fase da Borso d’Este. Borso la elesse a residenza prediletta arricchendola dei suoi emblemi che si leggono tuttora nel grandioso portale di entrata. Tuttavia è ancora dubbio il ruolo pubblico chiave del palazzo.

Fu proprio all’interno di Schifanoia che il principe di Ferrara seppe astutamente coltivare il culto della propria immagine e della figura di duca-marchese. L’arte al servizio di Borso trova qui uno dei suoi massimi esempi, con la commissione degli affreschi del Salone dei Mesi, l’ambiente principale del palazzo. Al cantiere vi parteciparono tra i pittori della cosiddetta “Officina ferrarese” Francesco del Cossa e forse un giovane Ercole de’ Roberti. Si ritiene possibile un coinvolgimento di Cosmè Tura nella fase iniziale/progettuale. Alle pareti scorrono le immagini dei dodici mesi, dove ciascun periodo dell’anno è suddiviso in tre fasce. La fascia superiore rappresenta il trionfo della divinità protettrice. Quella inferiore, invece, scene di attività pubbliche, di amministrazione della città e della giustizia, oltre che di svago e visita ai territori estensi. La fascia centrale a livello iconologico è la più importante. Rappresenta i segni zodiacali del mese insieme ai decani, restituiti alla piena lettura grazie agli studi compiuti da Aby Warburg nel corso del Novecento.

Salone dei Mesi, Palazzo Schifanoia

Successiva al Salone dei Mesi è la Sala delle Virtù. Questa ospita un esempio di soffitto a cassettoni e un fregio in legno e stucco che corre lungo tutte le pareti. È stato eseguito da Domenico di Paris e raffigura le Virtù teologali e cardinali. Assente la Giustizia, il cui ruolo si è pensato venisse svolto dallo stesso Borso che proprio all’interno riceveva in udienza.

Delizia di Belfiore

Belfiore fu l’ultima delle Delizie promosse da Alberto V e l’unica a cui Leonello d’Este fu intimamente legato. La sua costruzione risale al 1391 circa. Le mura cittadine si fermavano lungo l’attuale Corso Giovecca e in prossimità del Castello; la residenza era quindi in posizione suburbana, immersa nella campagna fuori da Ferrara. Un grande parco, conosciuto come Barco, venne nel corso dei decenni successivi sempre più accresciuto, divenendo ideale rifugio di caccia e svago per i principi di Casa d’Este. L’affresco presente nella loggia d’ingresso, descritto da Giovanni Sabadino degli Arienti, risale forse alla fondazione della Delizia. La scena mostrava Alberto V e il suo seguito prima mentre vanno a caccia, poi mentre banchettano all’aria aperta ed infine mentre si dilettano nelle danze. Uno squisito momento di vita cortese, come davvero doveva essere presso la corte estense.

Fu però con Leonello d’Este che il palazzo venne ampliato e riconsiderato nella sua funzione. Un’ala fu destinata al principe e un intero piano fu rialzato in modo tale da ospitare il nuovo Studiolo, appositamente concepito per questo luogo. Il cantiere artistico durò per molti anni, trovando piena conclusione con Borso d’Este attorno al 1460.

Da un inventario del 1455 riusciamo a ricostruire la fisionomia del complesso. Ancora oggi si leggono le strutture originarie con la loggia di Alberto V e il palazo novo di Leonello, usato anche da Borso come dimora suburbana.

Con la salita al trono ducale di Ercole I d’Este, Belfiore fu confermato nel suo ruolo, tanto da venir ingrandito e cinto da grandi mura. Fu però con lui che lo Studiolo iniziò la sua decadenza, venendo privato delle finestre e poi di alcune Muse. Le Muse probabilmente furono trasferite altrove e rimaneggiate da Cosmè Tura per un nuovo ciclo. Con la Guerra del Sale tra Ducato Estense e Repubblica di Venezia Belfiore fu gravemente danneggiato, tanto da richiedere ingenti lavori di ristrutturazione. Il complesso venne comunque preservato e con l’Addizione Erculea inglobato all’interno del nuovo perimetro urbano. Fu posto vicino alla chiesa di Santa Maria degli Angeli, pantheon ducale.

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