Lettera di Guarino a Lionello d’Este

Le Muse, Baldassarre Peruzzi, 1510-1525, Palazzo Pitti, Firenze

Guarino di Verona all’illustrissimo principe e eccellente signore Leonello d’Este.

(Ferrara 5 novembre 1447)

Principe illustrissimo e eccellente signore,

avendo appreso poco fa dalla lettera della tua Signoria il tuo nobile e splendido progetto di dipingere le Muse, dovevo a buon diritto lodare questa idea degna di un principe, non ingombra di immagini vane o licenziose; ma la mia penna avrebbe dovuto diffondersi e la lettera essere allungata più di quanto tu possa immaginare; e si sarebbe dovuto svolgere l’argomento del numero delle Muse, su cui molti hanno detto cose diverse.

Alcuni sostengono che sono tre, altri che sono quattro, altri cinque, altri nove. Tralasciando gli altri, seguiamo questi ultimi, che dicono che erano nove. In sintesi dunque, le Muse devono essere intese come una specie di idee e di intelligenze, che hanno inventato diverse attività e diverse arti mediante l’impegno assiduo e industrioso degli uomini, e sono chiamate così perché indagano in tutte le cose e sono indagate da tutti gli uomini: poiché è innato nell’uomo il desiderio di conoscenza. Il greco mosthai infatti significa «cercare»; quindi mousai significa «ricercatrici».

Clio è l’inventrice della storia e di ciò che riguarda la fama e l’antichità; quindi deve tenere in una mano una tromba, nell’altra un libro; la sua veste sarà variamente intessuta di diversi colori e figure, come le stoffe di seta di tradizione antica.

Talia ha inventato quella parte dell’agricoltura che riguarda la piantagione dei campi, come indica anche il suo nome, che deriva da «germogliare»; perciò deve avere in mano vari arboscelli; la sua veste sarà cosparsa di fiori e di foglie.

Erato cura i vincoli coniugali e i doveri dell’amore onesto; deve stare in mezzo, tra un giovinetto e una giovinetta, unendo le loro mani, dopo aver infilato l’anello al dito di entrambi.

Euterpe, inventrice dei flauti, mostri al corego, che porta gli strumenti musicali, il gesto di chi insegna; il volto deve essere particolarmente lieto, come mostra l’origine del suo nome.

Melpomene ha inventato il canto e la melodia vocale; perciò deve avere in mano un libro con la notazione musicale.

Tersicore ha stabilito le norme della danza e i movimenti dei piedi usati spesso nei sacrifici agli dei; quindi deve avere fanciulli e fanciulle che le danzano intorno, e mostrare un gesto di comando.

Polimnia ha inventato la coltivazione dei campi; con le vesti raccolte, disponga zappe e vasi di semenza, tenendo in mano spighe e grappoli d’uva.

Urania, tenendo l’astrolabio, contempli sopra il suo capo il cielo stellato, poiché ne ha scoperto le norme, cioè l’astronomia.

Calliope, indagatrice delle scienze e sacerdotessa dell’arte poetica, offre la sua voce anche alle altre arti; quindi deve portare la corona d’alloro, ed essere raffigurata con tre volti, poiché ha mostrato la natura degli uomini, degli eroi e degli dei.

So che molti indicheranno altre funzioni delle Muse; a loro risponderò col famoso detto di Terenzio: quot capita, tot sententiae.

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