Musa (Calliope?)

Cosmè Tura, Musa (Calliope ?), Olio su tavola, 1458-62 ca. Londra, National Gallery

La musa non corrisponde alle indicazioni iconografiche fornite da Guarino nella lettera a Leonello del 1447. Tuttavia essa è certamente attribuibile a Cosmè Tura perché documenti e fonti letterarie indicano che l’artista, a partire dal 1458, ha completato il ciclo cominciato da Maccagnino. Le indagini scientifiche hanno rivelato che la musa di Tura presenta un’immagine a tempera al di sotto di quella a olio. La musa compare seduta su un trono più semplice, sempre ricurvo, ma composto da sottili colonne, simili a canne d’organo. Le gambe della prima versione erano ravvicinate e rappresentate con uno scorcio meno audace. I capelli, invece, sono raccolti in un’acconciature più essenziale.

Il formato, lo stato di conservazione e la tecnica di costruzione della tavola presentano forti somiglianze con le altre cinque tavole. Questo permettere l’attribuzione del dipinto al ciclo delle nove muse di Belfiore.

In passato nella figura si è riconosciuta la dea Venere. Gli elementi marini quali i draghi-delfini, la conchiglia, le gemme di perle e di corallo hanno giustificato l’attribuzione. Inoltre, la presenza sullo sfondo di un fabbro e di un cavaliere ha fatto pensare fossero identificabili con Marte e Vulcano, rispettivamente marito e amante della dea. Il ramo di ciliegio che regge in mano ha fatto sì che la musa fosse interpretata come personificazione della Primavera. Questo ruolo probabilmente le è stato attribuito nel Settecento quando era al Sant’Uffizio di Ferrara. Le fonti, infatti, testimoniano che qui faceva parte della serie delle quattro stagioni insieme ad altre tre tavole provenienti da Belfiore.

Come la Talia di Michele Pannonio, la Musa di Cosmè Tura presenta un trono estremamente complesso. In confronto è diverso dalle strutture delle tavole di Ferrara o di quelle visibili nelle ridipinture della Tersicore di Milano e il dipinto stesso di Londra.

La tavola della musa conferma come Tura fosse fra i pochi pittori italiani in possesso della tecnica di pittura fiamminga a olio. In quel periodo i rapporti con il Nord Europa erano molto stretti. Nella città estense c’erano diverse opere di queste terre, tra cui dipinti di Rogier van der Weyden. Mediante la tecnica dell’olio l’artista aveva la possibilità di rendere gli effetti della luce su vari materiali.

 

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