Struttura dello studiolo

L’Autentico dei lavoratori del 1448, ora all’Archivio di Stato di Modena, custodisce importanti informazioni studiate da Graziano Manni.

Dai documenti sappiamo che lo Studiolo era di grandi dimensioni, misurando 6,40 m in lunghezza e 8 in larghezza, per un totale di 54 m².

Nel testo originale si legge infatti

In la chamara che aprovo el dito salotin: uno sollaro de asse como due chiavoni longo piè XVI e largo piè XX fato su champo quadro como chantinelle caselle e cornixoti che sono piè 320 a soldi 8 al pé […]

Sapendo che un piede ferrarese corrisponde a 40,03 cm è possibile risalire alle misure originarie. Un ambiente quindi vasto e spazioso, molto più esteso rispetto agli altri esempi di studioli che si conservano ancora oggi. Quelli di Federico da Montefeltro erano di circa 18 m² per Urbino, piccolo e irregolare, e 15 m² per Gubbio. Quello cinquecentesco di Alfonso I d’Este, il Camerino delle pitture, misurava circa 24 m².

Finestre

La luce entrava da due finestre che misuravano 1,60 m in altezza e 0,90 m in larghezza. Erano decorate con almeno 346 tondini di ferro riempiti da lastre di vetro.

I tondini furono dipinti da Nicolò Panizzato con azzurro oltremare, un antico pigmento prezioso e molto costoso. Sicuramente su alcuni di questi dovevano essere inserite delle decorazioni con l’insegna dalla calza di Leonello d’Este, come citato dalle fonti ala devixa che la chalca che porta el Signore, ovvero con l’insegna dalla calza di Leonello d’Este.

 

Soffitto e pavimento

Il soffitto dello Studiolo fu realizzato interamente in legno e decorato dal miniatore Giorgio d’Alemagna. Grazie ai documenti di pagamento sappiamo che non poteva consistere in una volta, ma in una copertura a cassettoni con lacunari intagliati. Forse, in linea con altri esempi contestuali ferraresi, si trattava di un soffitto riquadrato da assicelle con tavole quadrate e cornicette.

Doveva essere inoltre arricchito da decorazioni pittoriche ma nulla si sa della sua articolazione.

Il pavimento era interamente in legno di rovere, eseguito e messo in posa dalla bottega di Giovanni d’Alemagna e Bartolomeo di Niccolò di Giovanni. Esempi successivi invece presentano pavimenti in cotto o in altri materiali.

Apparato ligneo

Lo Studiolo del principe era decorato da un ricco apparato ligneo. Non abbiamo notizie certe su come si componevano le strutture alle pareti, ma possiamo immaginare fossero dei rivestimenti in legno. Nella parte inferiore è probabile ci fossero piccoli armadi che potevano conservare gli oggetti collezionati da Leonello; medaglie, libri, bronzetti ed altre opere.

Le tarsie, decorazioni realizzate con diversi tipi di legno, erano montate in pannelli, eseguite dal maestro Arduino da Baiso e dai fratelli Lorenzo e Cristoforo Canozi da Lendinara. Al di sopra di questo livello si trovavano i dipinti delle nove Muse, inseriti o racchiusi all’interno della struttura lignea.

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