Talia

Musa-Talia-Studiolo-Belfiore-Ferrara
Michele Pannonio, Talia, 1456-58 ca. Tempera e olio su tavola, Budapest, Szépmüveszéti Múzeum

L’iconografia del dipinto si accorda con l’indicazione data da Guarino Veronese di raffigurare Talia quale inventrice della semina. Il nome della dea, infatti, deriva dal greco thallein che significa germogliare. Essa regge in mano un tralcio di vite e indossa un mantello di broccato decorato con fiori e foglie. È inoltre coronata di spighe e tiene nella destra un fiore; rami di alberi da frutto sorretti da putti formano archi sopra la sua testa e due vasi contenenti gigli sono posti ai lati del trono. Ogni particolare è reso con minuziosità calligrafica, accrescendo la sfarzosità dell’insieme.

La tavola è l’unica della serie a conservare le due tabelle alla base. Questa contiene l’esametro latino composto da Guarino nel 1447 (plantandi leges per me novere coloni) e la sua versione greca di Teodoro Gaza, docente di greco all’Università di Ferrara dal 1446 al 1450. Nello stemma fra le due tabelle compare il “paraduro”.  Lo steccato di giunti intrecciati è uno dei tanti emblemi personali di Borso d’Este.

Un cartiglio posto ai piedi della musa riporta la scritta EX MICHAELE PANONIO, generalmente interpretata come la firma dell’artista. Tuttavia la formula ex + ablativo indica solitamente una provenienza o una derivazione; non si conoscono altri casi di dipinti firmati in questo modo. È possibile quindi che questo sia semplicemente il tentativo di accrescere l’importanza dell’opera inserendo una firma del genere.

Michele Pannonio non compare mai nelle retribuzioni per lo Studiolo di Belfiore ma è stabilmente documentato a Ferrara tra il 1445 e il 1463. Sulla base del confronto con Talia gli sono stati attribuiti altri dipinti. Tra questi vi sono due pannelli di polittico conservati presso la Pinacoteca di Ferrara: il San Ludovico da Tolosa e il San Bernardino. L’artista dipinse probabilmente la tavola di Budapest tra la morte di Angelo Maccagnino, primo pittore dello studiolo, nel 1456 e l’affidamento dell’incarico a Cosmè Tura nel 1458.

La ricchezza decorativa del trono della divinità anticipa infatti quella della Musa di Londra. In quegli anni inoltre Pannonio sembra esercitare una forte influenza nell’ambiente artistico ferrarese, sempre aperto a nuove correnti. Infatti non influenza solo il giovane Tura, ma anche i miniatori della Bibbia di Borso d’Este, tra cui Taddeo Crivelli.

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