Tersicore

Primo pittore dello studiolo (Angelo Maccagnino?), Cosmè Tura e collaboratore, Tersicore, 1450-56 ca. e 1458-62 ca.  Tempera e olio su tavola, Milano, Museo Poldi Pezzoli

Tersicore, musa greca della danza, rispecchia il programma iconografico fornito da Guarino Veronese per lo studiolo di Leonello d’Este:

«Tersicore ha stabilito le norme della danza e i movimenti dei piedi usati spesso nei sacrifici agli dei; deve perciò avere fanciulli e fanciulle che le danzano intorno e mostrare un gesto di comando»

La musa siede su un trono marmoreo ricoperto da un drappo verde scuro; è sbilanciata verso il lato destro, in modo tale da guidare i tre putti ai suoi piedi.

Come diverse tavole della serie, anche la Tersicore è stata dipinta in due momenti diversi. Le indagini diagnostiche, radiografiche e di  riflettografia infrarossa, hanno infatti mostrato sotto la superficie pittorica un trono dalla struttura prospettica più semplice, decorato da tarsie marmoree. Questo schema raffigurativo è presente nelle due Muse della Pinacoteca di Ferrara. L’abito, il volto e il busto della Tersicore mostrano una forte somiglianza con l’Erato. È possibile siano state realizzate durante la prima fase di esecuzione delle nove tavole dello Studiolo.

Tra il Settecento e l’Ottocento, ma ancora lungo tutto il XX secolo, la tavola era ritenuta una rappresentazione della Carità, una virtù teologale. L’incomprensione è stata causata dall’iscrizione ex deo est charitas et ipsa deus est che si leggeva alla base del trono. Il restauro del 1987, avvenuto in sede museale, ha eliminato questa aggiunta posteriore, restituendo la piena leggibilità all’opera.

L’aspetto piatto della testa della musa è dovuto alle abrasioni subite dalla pellicola pittorica, indice di una lunga e travagliata storia; essa ricalca però piuttosto fedelmente il modello delle Madonne di Rogier van der Weyden. Ciò potrebbe confermare che l’autore sia Angelo Maccagnino da Siena, l’artista a cui Leonello affidò l’esecuzione del ciclo nel 1447. Le fonti letterarie ci dicono che Maccagnino è stato un seguace del pittore fiammingo.

La ridipintura del trono e dei putti danzanti sono da attribuire ad un altro artista. Sono caratterizzati da un’energia dirompente seppure contenuta entro i limiti della base circolare del trono. La qualità della tecnica pittorica a olio e la forza del disegno sottostante che modella i corpi sono le stesse della Musa di Londra dimostrando una paternità dell’opera da parte di Cosmè Tura. L’artista estense, infatti, è stato incaricato da Borso d’Este di completare la serie delle muse dopo la morte di Angelo Maccagnino.

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